Rosignano S. ieri/Città-giardino    
Villa Morgantini al Lillatro, con adiacente casa viene acquistata dalla Solvay, dal sig. Ugo Morgantini alla fine del 1912, è adibita a direzione dei lavori dello stabilimento sino al 1° maggio 1915, poi detta direzione verrà trasferita alla ex casa colonica Santa Rosa, all'interno dello stabilimento. Casa Solvay ex-Morgantini al Lillatro Villaggio industriale realizzato dall'azienda Informazioni per l'assegnazione di un'abitazione 1923 - Villa del Direttore dello stabilimento in via Piave (tipo 1 iniziata nel 1920) 1923 - Villa del Direttore dello stabilimento in via Piave (tipo 1 iniziata nel 1920) 1923 - Villa del Direttore dello stabilimento in via Piave dal dietro (tipo 1 iniziata nel 1920) 1923 - Villa del Direttore dello stabilimento in via Piave dal dietro (tipo 1 iniziata nel 1920) 1923 - Villa di via Piave (tipo 3 iniziata nel 1920, la 4a villa nel 1927) Case impiegati Bifamiliari in via Ernesto Solvay (tipo 5bis del 1928) Bifamiliari in via Ernesto Solvay (tipo 5bis del 1928) Bifamiliari in via Ernesto Solvay (tipo 4 del 1922) Bifamiliari in via Ernesto Solvay da dietro (tipo 5 del 1925) Bifamiliari in via Ernesto Solvay (tipo 5 del 1925) Bifamiliari in via Ernesto Solvay (tipo 5 del 1925). Incrocio via Forlì 1941 - Via Ernesto Solvay con il gelataio 'Bardo' di Vada all'angolo delle scuole Bifamiliare per ingegneri in via E.Solvay (tipo 5 del 1925) Bifamiliare per ingegneri in via E.Solvay (tipo 5 del 1925) Garage su via Ernesto Solvay Bifamiliari in via Roma dietro il teatro (tipo 6 bis del 1930/31) Bifamiliari impiegati in via Roma dietro il teatro (tipo 6 bis del 1930/31) Bifamiliari impiegati in via Roma dietro il teatro (tipo 6 bis del 1930/31) Bifamiliari impiegati in via Malta (tipo 8 bis del 1929/31) Bifamiliari impiegati in via Malta (tipo 8 bis del 1929/31) Bifamiliari impiegati in via Malta da dietro (tipo 8 bis del 1929/31) 1931 - Giardini teatro, via Roma e palazzoni lato monte 1917 - Bifamiliari impiegati di via Dante (tipo 6 e 6 modif. dal 1917/26), sul fondo casello ferroviario e stazione. 1917 - Bifamiliari di via Dante in costruzione ((tipo 6 e 6 modif. dal 1917/26), 1922 - Incrocio via Re Alberto(oggi Moro)/via Forlì. Case via Roma (tipo 8). A sinistra in primo piano la futura pineta dell'ospedale. 1917 - Bifamiliari impiegati di via Dante (tipo 6 e 6 modif. dal 1916/26) 1917 - Bifamiliari impiegati di via Dante (tipo 6 e 6 modif. dal 1916/26) Bifamiliari di via Dante dal dietro (tipo 6) In fondo al giardino-orto sempre pollaio e conigliera 1917 - Case impiegati di via Roma (tipo 8). Più avanti via Forli (tipo 6) 1929 - Case impiegati in via Malta (tipo 8 bis del 1929/31) viste dal teatro 1923 - Cartolina con villette bifamiliari impiegati in via Forli e via Dante (tipo 6) Bifamiliari di via Dante vista dalla ferrovia (tipo 6) Bifamiliari impiegati di via Roma Bifamiliari impiegati (tipo 8) di via Roma. A sinistra quadrifamiliari operai (tipo 9) Bifamiliari impiegati di via Forlì (tipo 6) Bifamiliari impiegati di via Dante (tipo 6) Bifamiliari impiegati di via Roma Quadrifamiliari impiegati zona chiesa S.Teresa Quadrifamiliari impiegati zona chiesa S.Teresa Cartolina case quadrifamiliari impiegati intorno alla chiesa su via Albertelli (tipo 9 bis del 1940) Case Operaie (quella in alto è in realtà per impiegati zona chiesa) Quadrifamiliari operai note come 'palazzoni' (tipo 9) Quadrifamiliari operai detti 'palazzoni' (tipo 9) 1925 - Palazzoni lato monte Acquedotto per il villaggio Solvay in via Dante lato monte Acquedotto per il villaggio Solvay in via Dante lato monte Le due torri dell'acquedotto Solvay ed in alto a destra quella esagonale del comune (vista dalla Sodiera) 1935 - L'agglomerato Solvay è ormai ben delineato. In primo piano ospedale, foresteria e direzione, al centro il teatro 1923 - Palazzoni operai lato mare in costruzione (tipo 9) Quadrifamiliari operai detti 'palazzoni' (tipo 9) Quadrifamiliari operai detti 'palazzoni' (tipo 9) Quadrifamiliari operai detti 'palazzoni' (tipo 9) Quadrifamiliari operai detti 'palazzoni' (tipo 9) lato mare rispetto alla ferrovia. Ospedale in primo piano. 1932 - Dal raccordo ferroviario, l'ospedale con dietro i palazzoni lato mare Palazzoni lato mare davanti l'ospedale. La passerella metallica a destra sarà allungata negli anni '70 1932 - Panorama palazzoni lato mare Operai delle ditte edili costruttrici (Brogi, Iacopini ed altre) al lavoro ai palazzoni Palazzoni (tipo 9) in via Agostini parallela all'Aurelia Palazzoni (tipo 9) nell'attuale via Gigli verso il Lillatro Palazzoni (tipo 9) nell'attuale via Gigli verso il Lillatro 1 - Condominio Solvay conosciuto come 'Tipo Pontedera'. 2 - La casa colonica Guerrini che diventerà la scuola Europa Villaggio Solvay lato mare Villaggio Solvay lato monte 1938 - Palazzoni a mare (tipo 9), in primo piano il fosso recintato dell'acqua di mare e il fosso bianco Planimetria agglomerato Solvay lato est Planimetria agglomerato Solvay lato est zona teatro Planimetria agglomerato Solvay lato ovest Il villaggio Aniene (1939-1990) con il laghetto del mulino ottocentesco. Anche qui case impiegati e operai. In alto 'Le Pescine'
 

Rosignano Nuovo - Nasce la Città giardino  (Arch. Solvay, L. Gattini, A. Pastacaldi, R.Pardini)

  Osservata dall'alto, la zona industriale che si sviluppa nel territorio di Rosignano pare divisa equamente in due parti: l'una destinata esclusivamente allo stabilimento, l'altra al centro dei servizi, la cosiddetta «cités», e alle abitazioni delle maestranze. Ville e villette cominciano a allungarsi in fila, ai lati della fabbrica, ed anche case di quattro appartamenti, di più modesto tenore, ma tutte con orto e giardino. Si pensa anche al verde. Tutto è fatto con compasso, squadra e righello, sia lo stabilimento, sia gli edifici che fanno ad esso corona. I progetti sono nati altrove ed altrove sono stati anche collaudati. Non c'è niente di originale. Non si spiegherebbe altrimenti il fatto che le ville abbiano linee e tetti aguzzi, di sapore nordico. Se non è stato valutato l'impatto ambientale in una zona mediterranea è forse un peccato, ma si tratta di certo di peccato veniale. Lo giustifica ampiamente la modernità e l'ampiezza delle stesse abitazioni, anche di quelle a carattere popolare, cinte da appezzamenti di terreno. È la seconda borgata del Comune, disegnata prima sulla carta e poi realizzata con fedeltà e rigore. Vada infatti è nata a Firenze, progettata dagli architetti granducali, quasi un secolo prima. Il nuovo agglomerato sorto insieme con lo stabilimento per scelta obbligata, proviene con le sue particolari tipologie da Bruxelles. Che due centri dello stesso territorio, posti ad un tiro di schioppo, nell'arco di tempo di meno cent'anni, siano stati pensati lontano è un fatto da segnalare. Molto probabilmente costituisce una vera rarità.
1915
  Intorno alla fabbrica iniziano i lavori di costruzione della futura città-giardino destinata ai servizi ed alle abitazioni del personale, rigorosamente classificate per "tipi" in funzione della mansione svolta in fabbrica. Il particolare fascino nordico che caratterizza l'architettura del villaggio Solvay di Rosignano, trae ispirazione dalle teorie urbanistiche e sociali che si svilupparono sul finire del XIX secolo in Inghilterra. La progettazione delle abitazioni fu affidata al belga Jules Brunfaut (1852- 1942), architetto di fiducia e amico di Ernest Solvay. Lo stile delle abitazioni maggiori ed in particolare del teatro Solvay dello stesso architetto, richiama le architetture del tardo estetismo vittoriano, con le facciate assai semplici ed una severa ed elegante simmetria di volumi. La fabbrica viene mantenuta separata dall'abitato con una fascia di 250 ettari di terreno come area di rispetto, allo scopo di consentire una equilibrata convivenza dell'attività industriale con quella socio-economica locale. Questo terreno utilizzato per attività agricole e di ricerca, costituisce lo spazio vitale dello stabilimento, l'area di guardia ed il polmone dell'intera comunità. Qualcosa di simile è stato realizzato nelle tre città-Solvay nel mondo, in Brasile, negli USA, ed a Rosignano. Durante la guerra furono edificate case più modeste come il "Villaggio Ciano" poi "Garibaldi", costruito fra il '40 ed il '44. Negli anni '50-'60 si è ancora costruito soprattutto per impiegati realizzando moderni condomini in via della Repubblica (C1-C2-C3) poi ceduti ai residenti negli anni '70. In tutto la superficie urbanizzata è di circa 95 ettari. Non trascurabile lo sviluppo durante il ventennio 1920-40 quando grazie anche alle leggi fasciste che impedivano l'esportazione di capitali all'estero, la società fu spinta ad investire in loco, migliorando ed ampliando varie tipologie di abitazioni fra le quali alcune in via Dante e  potenziando le opere sociali come il teatro costruito da poco, a beneficio dell'intera frazione. Nella seconda metà degli anni trenta la società, contattò l'architetto Italo Gamberini (1907–1990) di Firenze con la precisa intenzione di "ammodernare" numerosi edifici pubblici e di realizzarne di nuovi secondo un linguaggio stilistico più vicino alla realtà locale. I frequenti rapporti con l'architetto italiano sono testimoniati da numerosi documenti iconografici, tutti rigorosamente autografi, e da una fitta corrispondenza epistolare tra Gamberini e l'ing. Seni, responsabile delle costruzioni complementari della Solvay di Rosignano. La frenetica attività edilizia conferì alla cittadina l'immagine che ancora oggi la caratterizza: viali, alberatura, vie a squadra, orti, stile architettonico, pinete, fanno parte di un disegno generale che caratterizza l'intero agglomerato urbano affermando il tipico "stile Solvay".

      Risposta a una domanda che tutti ci siamo posti: perche' manca un vero centro urbano?
Valutando oggi con gratuito "senno del poi" è fin troppo facile rilevare che purtroppo nel grande progetto generale della nuova città-giardino di inizio '900 è assente l'interlocutore pubblico, che si presenta del tutto impreparato alla nuova realtà che va sviluppandosi lungo la costa. Esiste solo il punto di vista industriale e nel progetto non c'è traccia di configurazione urbana tesa alla realizzazione di una comunità classica tendente a dare al nuovo assembramento anche un centro civile riconoscibile e riconosciuto. Manca quindi e mancherà per sempre, per la poca lungimiranza dell'Amministrazione del tempo (che solo con il passare degli gli anni si renderà conto di cosa rappresenta la nuova fabbrica ed è preoccupata invece dello sbocco al mare) quell'agorà, quel centro urbano di socializzazione che tutti i cittadini da sempre lamentano e che più volte e senza fortuna si cercherà di creare nella seconda metà del '900 (il futuro H5 sarà l'ultimo tentativo a probabilità quasi nulle perchè decentrato). La stessa chiesa, costruita dall'azienda nel 1931, elemento chiave di ogni italico centro urbano, è all'interno dell'agglomerato Solvay, in posizione del tutto periferica rispetto al paese che si sta ampliando verso nord e verso ovest. E' ovviamente comprensibile che il progetto rigorosamente industriale abbia preferito il lavoratore dedito nelle ore libere alla cura dei grandi orti annessi alle abitazioni (orti non casuali visto la generale provenienza delle maestranze dall'agricoltura) o presente nelle tante attività del dopolavoro aziendale, piuttosto che urbanizzato in luoghi pubblici estranei al contesto produttivo (da considerare anche le agitazioni sindacali locali nei primi anni del secolo, di matrice prevalentemente anarchica). Le Amministrazioni Comunali della prima metà del '900, compreso il ventennio fascista, hanno quindi preferito seguire, più che indirizzare, lo sviluppo spontaneo privato lungo le vie che man mano si allungavano, raccomandando unicamente: "costruire allineati...", senza mai tentare fino al tardo dopoguerra, di impostare un quadro organico che, anche a grandi linee tracciasse un vero progetto cittadino, certamente e comprensibilmente, in virtù della convinzione secolare che il vero epicentro della vita comunale sarebbe rimasto sempre e comunque Rosignano Marittimo e Rosignano Nuovo solo un posto per lavorare...

Tipologie delle abitazioni del villaggio Solvay

Tipo anno costr n°case n° appart. m2 appartam. m2 presella m2 giardino  stanze  cantine  soffit
1 1920 1 1 351 8955 8750 12 7 2
In via Piave, abitazione del direttore.
3 1920-27 3 1 221 4750 4550 12 6 3
In via Piave, lato fabbrica abitazioni per dirigenti.
4 1922-26 3 2 175 2300 2200 7 5 2
In via E. Solvay lato monte fra via Piave e via Dante, abitazioni per ingegneri.
4 BIS 1938-65 4 2 172 2300 2150 8 5 4
In via Piave, lato nord abitazioni per dirigenti.
5 1925 3 2 140 1220 1100 7 5 2
In via E. Solvay lato mare fra via Forli e via Dante, abitazioni per ingegneri.
5 BIS 1928 3 2 150 1220 1050 7 3 3
In via E. Solvay lato mare fra via Dante e via Borsellino, abitazioni per ingegneri.
5 TER 1950-56 7 2 155 1350 1200 8 5 5
Cinque in via Buozzi, una su via Aliende, una su via Buccari, abitazioni per ingegneri.
6 1917-26 14 2 153 1030 950 7 2 2
In via Forli, via Dante lato sud, Via Borsellino, abitazioni per impiegati.
6 MOD 1922 1 2 163 1030 950 7 2 2
In via Dante ultima casa lato monte, lato sud, abitazione per impiegati.
6 BIS A 1930-31 2 2 114 1100 1000 7 1 4
In via Roma dietro il teatro, abitazioni per impiegati.
6 M (Migliorate) 1941-61 8 2 107 1120 1000 6 2 1
In via Forli lato sud, fra via E.Solvay e la Quercioletta, abitazioni per ingegneri.
7 1917-18 5 2 127 1035 950 7 2 3
In via Dante lato nord.
8 A 1915-22 16 2 76 350 200 5 1 2
In via Roma, abitazioni per capi operai e impiegati.
8 BIS 1929-39 8 2 84 350 630 5 1 2
In via Malta, abitazioni per impiegati.
9 1918-26 82 4 76/84 420 338 4/5 - -
In via Bologna, via Genova, via Agostini, via Carducci, via Veneto, abitazioni per operai. Un appartamento al 1° piano ha una stanza in più.
9 M (Migliorate) 1947-49 17 4 81/92 440 355 4/5 - -
In via Carducci, via Veneto, abitazioni per operai. Un appartamento al 1° piano ha una stanza in più.
9 BIS 1934-39 9 4 88 510 420 5 2 2
In via Cervi, Derna, Don Minzoni, abitazioni per impiegati.
9 BIS M 1947 4 4 96 600 500 5 2 2
In via Albertelli, Matteotti, Curiel, abitazioni per impiegati.
9 TER 1952 1 4 72 570 500 4 1 -
In via O.Chiesa, abitazione per impiegati.
Ferrara 1948 3 4 110 860 750 5 1 1
In via Buozzi, abitazione per impiegati.
Ferrara M 1949-50 3 4 114 860 750 5 1 1
In via Buccari, abitazione per impiegati.
Da aggiungere le abitazioni costruite all'Acquabona, al Villaggio Aniene, le Case Pontedera, al Pontile V. Veneto.

1914-1936 - In questi anni si procede alla costruzione di 8 case doppie tipo 7 in via Forlì e di 7 case tipo 9 per operai. Successivamente alla costruzione di 38 case tipo 9 ed alla costruzione di 1 casa tipo 3. Ancora 10 case tipo 6 in via Dante ed una casa tipo 4 in via E. Solvay. Costruzione di 4 pollai per case 5 bis. Costruzione casa “Monte alla Rena” (dette Pontedera). Costruzione annesso casa dr. Rosicarelli Direttore dell'ospedale. Costruzione pozzo “Monte alla Rena”. Costruzione muro di cinta casa “Monte alla Rena”. Costruzione di 1 casa tipo 9 bis con muro di cinta zona futura chiesa.

1927 - Situazione architettonico-urbanistica, del "paese Solvay", intorno allo stabilimento:
- 3 gli alloggi "tipo 3" per i dirigenti: ville di 12 vani, con 4.675 m. di orto-giardino in via Piave.
- 106 alloggi "tipo 6" per impiegati. 7 stanze con 1.035 mq. di orto-giardino. Via Dante, via Forli, via Battisti (ora Borsellino).
- 16 alloggi "tipo 8", con appartamenti per impiegati di 5 vani e 460 mq. di orto-giardino in Via Roma.
- 87 sono gli alloggi "tipo 9": per gli operai, così detti "Palazzoni". La differenza di trattamento tra impiegati ed operai è osservata anche nei due alberghi che l'azienda gestisce per i dipendenti senza famiglia i cosiddetti "albergo celibi": infatti gli operai pagano 50 cent. a notte e 6 lire al giorno per pensione completa; mentre per gli impiegati il soggiorno è interamente gratuito. Una disparità che si protrae fino al 1970, fin quando la Società Solvay adotterà una nuova strategia.

1936-1939 - Costruzione di 1 casa tipo 9 bis con muro di cinta presso la chiesa. Fornitura e posa in opera elementi in cemento armato per recinzione case tipo 9. Lavori diversi alla casa del Sig. Direttore generale. Costruzione di 1 casa a 4 alloggi in località “La Casina”. Costruzione di 1 stanza annessa alla casa abitata dal dr. Toninelli e lavori complementari per detta costruzione. Costruzione di 3 case tipo 9 bis in via Malta, esecuzione del rifugio antigas interno e lavori supplementari, costruzione del muro di cinta. Costruzione di 3 case tipo 9 bis e di muro di cinta. Costruzione di una seconda casa tipo 4 bis in via Piave. Costruzione di 1 stanza annessa alla casa 5 bis. Costruzione di una casa tipo 8 bis a 2 alloggi in via Malta. Trasformazione della casa presso il Pontile di Vada ed esecuzione del vespaio sotto il pavimento. Costruzione di 5 case a 2 alloggi tipo 6 M in via Forlì. Costruzione di una casa tipo 4 bis a 2 alloggi in via Piave.

1940 - Costruzione di 4 case di abitazione e 4 alloggi per operai, 1 casa di abitazione in località “Poderone - Argine del Colle”, 2 case di abitazione a 2 alloggi per impiegati, fognatura di drenaggio e scarico acqua. Esecuzione di un muro di cinta alla villa Magherini in Vada e lavori supplementari. Costruzione e messa in opera alla villa Magherini di pannelli, cancelli e battenti. Lavori diversi per modifiche al 1° piano villa Magherini (Villaggio pontile V.Veneto). Costruzione di 10 case operai tipo E, di 10 case operai tipo A, di 20 case operai tipo C e di 20 case operai tipo B al Villaggio Ciano.

1940-1946 - Costruzione casa annessa alla chiesa. Costruzione 3 case tipo D Villaggio V.Veneto a Vada. Costruzione 1 casa tipo D Villaggio Vada. Costruzione 5 alloggi al Villaggio Aniene per operai e 4 case alloggi per operai al Villaggio Aniene e muri di cinta per dette. Costruzione di n°4 case per impiegati presso agglomerato Solvay (tipo 9 bis Aniene). Costruzione casa tipo 9 bis adibita ad Albergo Celibi Impiegati ed esecuzione rifugio antigas.

1947-1948 - Costruzione di 4 case alloggi per operai al Villaggio Aniene con muri di cinta. Costruzione di 5 case a 4 alloggi 9 tipo Aniene, per operai. Costruzione di 4 case economiche ad 1 piano. 2 case tipo D al pontile di Vada. Costruzione di 2 case a 4 alloggi tipo 9/bis Aniene. Costruzione dei pollai alle case di cui sopra. Costruzione di 3 case a 4 alloggi tipo “Ferrara” per impiegati. Muri di cinta, concai e pollai per le case tipo “Ferrara”. Muri di cinta, concai e pollai per le case tipo “Ferrara”. Costruzione di 2 case economiche a 4 appartamenti e 1 a 3 appartamenti al Villaggio Garibaldi (ex Ciano). Costruzione dei marciapiedi alle suddette case. Lavori di scavo e getto fondazione ad una casa economica al Villaggio Garibaldi. Costruzione di 3 case a 4 alloggi per impiegati tipo Ferrara. Recinzione muraria decorativa per case 9 bis Villaggio Aniene, fornitura e messa in opera tubazioni per fognature.

ALLOGGI IMPIEGATI - Fin dall'inizio gli alloggi per gli impiegati vengono dati agli interessati in uso gratuito, e inoltre la Società provvede a proprie spese alla manutenzione (imbiancature, riparazioni varie, ecc.). Anche l'energia elettrica viene fornita dalla società, ad un prezzo assai inferiore alla norma del tempo: 25 centesimi per kilowatt. Né si trascura il «verde»: e questa sarà sempre una caratteristica predominante del «paesaggio Solvay», da qui la «città giardino». Ogni appartamento inserito in belle villette bifamiliari ha il suo orto-giardino di 75x15m (casa compresa), curato da giardinieri anch'essi a carico dall'azienda. Per delineare lo sviluppo di questa iniziativa, ricorriamo alla tabella dell'epoca:

Anno

Appartamenti

Numero vani per appartamento

Numero famiglie

Numero persone

Orti e giardini in mq.

1915

16

5

16

70

7.360

1923

60

5-12

60

240

50.000

1928

110

5-12

112

450

115.000

1970

350

5-12

350

1200

300.000

Si può notare come la superficie «orti-giardini» in tredici anni aumentata di circa 16 volte. Questa particolare attenzione all'ambiente, questa complementarietà fra lavoro e comfort di vita sono aspetti peculiari della concezione imprenditoriale Solvay. (Solvay Notizie febbraio 1982)

ALLOGGI OPERAI - Questo tipo di abitazioni (tipo 9) riservate al personale operaio sono in totale 87 fabbricati quadrifamiliari. Ospitano 390 famiglie in comodi appartamenti di 4 stanze (uno di 5 al primo piano) con orto-giardino di 460 m2. Affitto quasi simbolico e corrente elettrica a prezzo scontato fino al 1974, quando sono state venduti ai dipendenti residenti. La loro costruzione è iniziata nel 1923. Anche la realizzazione delle case per operai si ispira agli stessi criteri, pur con qualche diversità riduttiva, delle case per impiegati. Analizziamo anche in questo caso lo sviluppo di questa struttura dal suo inizio ad appena cinque anni dopo con la tabella seguente:

Anno

Appartamenti

Numero vani per appartamento

Numero famiglie

Numero persone

Orti e giardini in mq.

1923

64

4-5

64

270

25.600

1928

390

4-5

390

1.600

150.000

1970

750

4-5

750

2.600

250.000

Da notare, anche qui, il grande sviluppo degli orti e giardini (sestuplicati in cinque anni). Si deve anche ricordare la realizzazione di grandi alloggi per operai scapoli o senza famiglia (per complessivi 170 letti) e la costruzione di un refettorio gestito ad economia diretta dagli operai stessi con una spesa giornaliera pro-capite variante dalle 5 alle 6 lire (colazione e due pasti). (Solvay Notizie febbraio 1982)
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Presso tutte le fabbriche, alcune ubicate in luoghi precedentemente non abitati, vennero costruite abitazioni per i dipendenti e instaurato un sistema di prestiti. Dove la distribuzione era carente furono creati appositi spacci alimentari. Vennero affittati terreni coltivati e lavorati dalla società, per incrementare i bilanci familiari dei dipendenti. Assistenza fu fornita per il vestiario, tramite corsi e prestiti di macchine per cucire. Furono aperte infermerie ed attrezzati ospedali. Scuole di vario ordine e grado fecero da contorno agli impianti, così come non mancarono biblioteche e centri culturali, sportivi e ricreativi. Rosignano è un classico esempio del modello Solvay.
(Da: "Il gruppo Solvay in Italia nei primi anni del novecento" Tesi di Laurea di: Rodolfo Lollini scaricabile dal sito)
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In quegli anni si determinò anche fra gli stessi abitanti un modo di qualificarsi che spesso prescindeva dal proprio nome e cognome e si preferiva qualificarsi più volentieri in base alla zona di residenza. Se si abitava in via Ernesto Solvay significava essere di famiglia di dirigente della azienda o quanto meno ingegnere; in via Dante o case tipo "Ferrara", di famiglia di quadro intermedio: in via Carducci, di famiglia di operaio. Gli stessi muri di cinta delle abitazioni erano diversi, quelli degli operai erano alti circa cinquanta centimetri, per arrivare a oltre due metri per i dirigenti. Inoltre le categorie avevano servizi di manutenzione diversi e i servizi sociali erano divisi, gli impiegati sempre separati dagli operai. L'ospedale era riservato ai dipendenti per cui, da quando si nasceva a quando si moriva, la Soc. Solvay aveva in mano la  cartella clinica. E' vero che l'assistenza sanitaria era autonoma dal servizio nazionale ed era in generale anche migliore; ma poco si conoscevano le malattie professionali che si potevano determinare in una fabbrica chimica della qualità e dell'importanza della Soc. Solvay...Furono costruite case per molti dipendenti. Erano case ampie con orti e giardini, migliori rispetto a quelle dove vivevano gli altri cittadini (case malsane, a volte molto umide e insalubri dove si potevano trovare topi e altri animali). Anche questo rappresentò in quel momento una cosa rivoluzionaria nel modo di vita.
(Da: "Ricordi di un operaio" di E. Lupichini scaricabile dal sito).
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Ottobre 1949 - Il Regolamento consegnato ai dipendenti assegnatari delle abitazioni della società:

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Addì 7 maggio 1927 - Frazione di Castiglioncello e Solvay Rosignano - Correzione confini. 
                                                    Il Commissario Prefettizio
Considerato che il nuovo caseggiato di Solvay Rosignano è diviso amministrativamente in due parti, una delle quali appartiene alla frazione di Castiglioncello, perché il Botro Cotone (fosso lungo via dei Mille n.d.r.) fu scelto a confine quando ancora non erano sorti tutti gli attuali fabbricati; veduto che mantenendosi l’attuale confine perdurerebbe il disagio negli abitanti di Solvay Rosignano al di là del Botro Cotone perché essi dovrebbero recarsi all’Ufficio di Stato Civile di Castiglioncello distante tre chilometri, anziché a quello di Solvay Rosignano e considerarsi per tutti gli atti, amministrativi, appartenenti a quella frazione.
Ritenuto che ciò arreca confusione anche nella tenuta del registro anagrafico. Considerato eliminare tale assurdità amministrativa
                                                              Delibera
Di spostare il confine tra Castiglioncello e Solvay Rosignano che attualmente è il Botro Cotone, circa 500 metri a nord, prendendo per divisione la strada privata Berti dal Mare alla Provinciale e una linea retta dalla via Provinciale (casotto Berti) fino al congiungimento del Botro Cotone con lo Stabilimento Solvay. Fatto,letto,firmato
                                          Il Commissario Prefettizio Vacha Strambio
                                                         Il Segretario Comunale Neri Lulli
                                                  
1935 Foto 50
- In primo piano a sinistra l'ospedale con a destra la Foresteria e la Direzione dello stabilimento. Verso il centro ben visibile la grande pineta di via Forlì ancora da piantumare, con all'estrema sinistra il fabbricato dei servizi (dispensa, farmacia, carabinieri, barbiere, ecc.). Al centro foto il teatro con a sinistra le case impiegati di via Dante, via Battisti (ora Borsellino) e le scuole elementari. A destra del teatro, le case impiegati di via Roma e via Malta. All'estrema destra i palazzoni operai di via Genova e via Bologna. In alto la nuova via della Repubblica per il capoluogo e poi solo campagna con qualche isolata casa colonica. Le zone residenziali sono ben diversificate a seconda delle competenze in fabbrica, anche i muri di cinta delle abitazioni e quindi la privacy che ne consegue, sono diversi, quelli degli operai alti meno di un metro (palazzoni), quelli dei quadri circa due (via Dante) e quelli dei dirigenti oltre due (via Piave)           
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La vendita delle case Solvay
Il 5 luglio del 1971 viene firmato fra la Società Solvay e i rappresentanti di CGIL, CISL e UIL un accordo relativo alla vendita di 398 alloggi (su un totale complessivo di circa 1.000) a valle della Via Aurelia. I prezzi degli appartamenti, divisi in tre tipologie, sono rispettivamente di lire 2.835.000,  3.767.000, 3.915.000; il pagamento va effettuato per contanti o, limitatamente ai dipendenti in servizio, mediante rate mensili che la Società avrebbe trattenuto sulle retribuzioni, tali da consentire l’ammortamento entro 15 anni. Nell’assegnazione in vendita degli alloggi viene osservato un ordine di preferenza come risulta dall'AVVISO AL PERSONALE N°2222 del 7 luglio 1971:
(Da: "90 anni di movimento sindacale alla Solvay di Rosignano" di G.Paolini è scaricabile dal sito)

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