Famiglia Zolli-Coviello

 Villa 'Il Paradiso' sotto la neve nel giorno di S. Lucia 1995 (Foto Lory)
 Rosignano M.mo - Viste della villa 'Il Paradiso' da via Gramsci
 Il viale di ingresso al parco di villa Paradiso
1943 - Soldati tedeschi di stanza nella villa con i bambini Coviello
 4 / 25  La villa rovinata dai bombardamenti alleati del 1944
 Il restauro anni '60

Vista della chiesa e del castello dal primo piano della villa
Tenuta 'La Valle' di Vada. Viale di ingresso. A destra vecchio aratro in mostra
 Ingresso principale della tenuta
 Editto leopoldino del 1776 che liberalizza la data della vendemmia
Atto di acquisto della proprietà del 22 giugno 1914
1935 Assemblea plenaria dei 34 capoccia (Mezzadri capifamiglia) della fattoria
Lo Scrittoio era l'ufficio del Fattore
La chiesina. Il bassorilievo a sinistra è dietro l'altare ed è dell'artista Poetto di Rosignano
Testa di Elsa Mura opera di Rolando Filidei. Porta della chiesina con incisioni dello stesso artista.
 L'ombroso piazzale davanti la chiesina
 L' ex granaio di 250 mq. dove il grano era stivato fino a 1 m. Oggi 'Sala Rachele' per matrimoni
 La vasta cantina con due grandi tini da 10 mc che hanno 100 anni ed il dio Bacco alla parete
Il fabbricato della cantina in basso, sopra l'ex granaio oggi 'Sala Rachele'
 Matrimonio a 'La Valle'
 Una delle sale per matrimoni a 'La Valle' ricavata nelle ex stalle
 Elementi del parco a 'La Valle'. Statua dell'artista Franca Frittelli
Elementi del grande parco Attrezzi agricoli esposti nel parco Attrezzi agricoli esposti nel parco Attrezzi agricoli esposti nel parco 23-3-1944 - Il Commissario Prefettizio chiede alla Capitaneria di Porto il recupero dei materiali inesplosi durante il bombardamento a La Valle. (Arch.CRM) 20-4-1944 - Risposta della Capitaneria di Porto di Livorno. (Arch.CRM) 24-4-1944 - Il Comune chiede la situazione delle baracche. (Arch.CRM) 28-6-1945 - Un anno dopo vengono segnalate ancora due bombe inesplose. (Arch.CRM)
 

La famiglia Zolli arriva nel Comune di Rosignano M.mo nel 1914 con l'avv. Gennaro proveniente dalla provincia di Benevento. Nella galleria fotografica la residenza di Rosignano M.mo e la tenuta "La Valle" a Vada
(Foto e testo  per gentile concessione della sig.ra M. Grazia Coviello e del dott. Gennaro Coviello e A. Cagnetta. Nov. 2009, Arch.CRM)

  La villa Paradiso di Rosignano M.mo. risale a prima del 1900, anche se non sappiamo la data di costruzione. Il fabbricato era adibito ad abitazione del personale della fattoria Mastiani-Brunacci residenti nell'attuale villa Vestrini. Già parte della vastissima proprietà dei Conti Mastiani-Brunacci fu acquistata insieme alla tenuta di Vada, dall’avvocato Gennaro Zolli, il 22 giugno 1914 in asta giudiziaria a carico di Mastiani-Brunacci conte Teodoro e di Cantini contessa Giulia fu Giovanni a seguito del fallimento Mastiani del 1911. Durante il passaggio del fronte nel 1944, nella casa c'era il comando tedesco che aveva provveduto a fortificarla creando anche un apposito rifugio. I tedeschi ritenendo probabile l'attacco alleato dal mare, si erano sistemati nella villa per sfruttarne la posizione panoramica vista mare occupandone il piano alto, senza mai interferire con la vita dei proprietari. Gli alleati la bombardarono più volte senza fare vittime grazie al rifugio, fino a renderla inabitabile (vedi foto 5). Ovviamente ci sono stati molti interventi negli anni, perché, come tutte le cose belle, necessita di continua manutenzione. Negli anni '50, Maria Zolli, che aveva ereditato dal padre Gennaro la proprietà di Rosignano M.mo, donò il poggio dei Giaggioli subito a sud della villa, al vescovo di Livorno Mons. Piccioni, costruendovi anche la casa per l'asilo poi affidato alle suore, in seguito ai frati e oggi vuoto (vedi inauguraz.) La "Villa Paradiso" e' posizionata su una collina e gode di una bellissima vista sul mare tanto che, nelle giornate molto terze, si possono vedere persino i confini della Corsica e le isole dell'Arcipelago toscano. Forse e' proprio questo spettacolo che ha dato origine al suo nome, si pensi infatti che quando e' stato costruita non c'e' ancora la fabbrica Solvay e quindi il panorama doveva davvero essere mozzafiato. 
                            La storia della tenuta “La Valle” a Vada

Ubicazione:
Interamente in Comune di Rosignano M.mo, provincia di Livorno, agro di Vada da cui dista circa 3 Km. Confini: a nord fiume Fine, ad est Variante Aurelia, a sud fosso Vallecorsa, ad ovest Polveroni.

Attuale superficie:
200 ettari fra superficie coltivabile, bosco ceduo e superfici minori con pineta, olivete, pioppeta, lago, fabbricati ecc.

Storia e caratteristiche:

La fattoria di Vada, a seguito della divisione dell’eredità lanciata da Gennaro Zolli, andò alla figlia minore Rachele Zolli che l’ha personalmente gestita fina al 1985. Al momento della divisione era comporta da 25 poderi, con casa, stalla, accessori e circa 15 ettari di terreno lavorativo.

Il centro aziendale, oggi di particolare bellezza e stato interamente distrutto dalla guerra mondiale 1939/44 (vedi sotto) ed è stato ricostruito come prima da Rachele Zolli.

Alla sua morte, la proprietà è passata ai figli Emma, Gennaro, Maria Grazia ed ai 2 figli di Nicola morto prematuramente.
Condotta a mezzadria fino agli anni ’60, con l’esodo progressivo dei contadini è stata condotta prima a conto diretto (con dipendenti), poi prevalentemente con impiego di ditte appaltanti pagate a superficie o ad ore. E’ dei decenni immediatamente trascorsi la rivoluzione tecnica, che ha visto l’agricoltura e quindi anche la fattoria La Valle passare dalla “preistoria” all’era moderna, con tutte le difficoltà inerenti. Dal lavoro del terreno con mezzi manuali (zappe, vanghe ecc.) e con uso di bestiame (vacche, bovi da noi esclusivamente di razza chianina) si è passati alla lavorazione mediante macchine semoventi (trattori, mietitrebbie, seminatrici) e di concimi chimici. Da questo è derivata una maggior produzione ed una drastica riduzione della mano d’opera.

Il tipo di coltura è sempre stato estensivo con prevalente produzione di grano fino al 1980. Fino alla permanenza dei mezzadri veniva allevato bestiame vaccino fino ad un massimo di 500 capi. Successivamente è iniziata la produzione di “oleose”, calza e girasole per beneficiare degli incentivi  comunitari.

Attualmente i fabbricati, già in uso ai mezzadri, completamente ristrutturati ferma restando l’architettura interna ed esterna e passati al Catasto Edilizio Urbano, occupano una superficie interna utile complessiva di mq. 3.395 con fondi, rimesse, tettoie e superficie scoperta complessiva di mq. 18.000. Altro fabbricato, già adibito a granaio, è stato riutilizzato e trasformato in una grande sala con superficie interna utile di 250 mq. ed esterna do 600 mq.

Il centro aziendale, costituito da magazzini, grande portico con sovrastante appartamento padronale, chiesina, granaio e cantina, occupa una superficie interna utile di mq. 1.504 e si affaccia su un grande piazzale in querceta, con pineta, bosco e frutteto adiacenti di complessivi mq. 3.000.

La fattoria dispone di un lago a scopo irriguo di oltre 2 ettari e 500 mq. di superficie, di impianto di irrigazione sotterraneo di ml. 1.690 con possibilità di irrigare circa 100 ettari, di strade di ml. 4.200 per una sup. di mq. 29.400, di capi-fosso di ml. 6.310 per una sup. di mq. 12.620.

Dispone di quattro trattori, di cui due da 120 e 150 cv., di una mietitrebbia, di grande irrigatore a pressione idraulica, frangizolle, aratri, rimorchi ecc., officina, deposito nafta.
 

                               Da agricoltori a commercianti a operatori turistici
Profonde e radicali sono state le trasformazioni del '900 nel settore terriero, ma cominciamo dall'aspetto umano. Le relazioni con le altre famiglie di possidenti di Rosignano nei primi decenni del ‘900, erano molto buone, in particolare con i Grandi-Visconti del Giardino, come pure con i Magherini-Graziani di Vada, con i quali i nonni avevano un buon rapporto. Invece con i cinque fratelli Vestrini, vicini di casa, c’era qualche problema dovuto ad incomprensione a seguito di abitudini assai diverse. Noi venivamo dal sud ed eravamo e siamo, molto religiosi, praticanti, mentre i Vestrini, tutti giovani esuberanti, sportivi, uno di loro rispettato Podestà, non vedevano di buon occhio il nostro modo di vivere riservato. Ricordo che ci furono anche dei contrasti in merito alla continua richiesta di esposizione della bandiera per ogni ricorrenza e le riserve di nonno Gennaro, che per il fascismo non aveva molta simpatia.

L'abolizione della mezzadria ed i successivi sviluppi tecnologici, hanno completamente eliminato dalla storia la tradizionale immagine della fattoria e di tutto il vortice di persone e di lavoro che l'ha contraddistinta nei secoli. Fino agli anni '60, il mezzadro prendeva il prodotto, il proprietario ne prendeva un’altra parte, la paga non esisteva, niente si misurava in danaro, si pagava e si era pagati in natura, la natura provvedeva a tutte le necessità primarie della sopravvivenza. Con l'abolizione della mezzadria, i coloni rimasti sono passati alla retribuzione in moneta, ma la terra non da soldi, è stato quindi necessario inserirsi nel mercato commerciale per vendere al di fuori, secondo regole e consuetudini fino ad allora quasi totalmente estranee alla mentalità ed alle tradizioni della fattoria. Un passaggio difficile e sofferto che ha cambiato il modo di vivere e di gestire il lavoro dei campi. In più avendo la fabbrica vicina, la generazione dei figli dei coloni rimasti, non più mezzadri, ha preferito cambiare attività lavorando otto ore in fabbrica con ferie retribuite ed assistenze varie. Così l’agricoltura che era stata una piccola civiltà in una grande civiltà, contraddistinta da un proprio linguaggio tipico della cultura contadina, è diventata anche un'attività commerciale per riuscire a vendere la produzione e recuperare il danaro necessario alla retribuzione della forza lavoro ormai terziarizzata. La fattoria era l’ambiente tipico della cultura contadina, il fattore era solo quello, braccio destro del proprietario e responsabile totale, il capoccia era l'assegnatario della casa colonica concessa alla sua famiglia sempre numerosa, la massaia una potenza che dominava nella casa e nel cortile, tutto dipendeva da lei, ambienti come lo "scrittoio", ufficio del fattore, dal nome non banale che in un'epoca ad alto tasso di analfabetismo rappresentava uno stato sociale riconosciuto e rispettato, insomma un mondo vero, completo e soprattutto autosufficiente. Quindi da azienda propriamente agricola si è costretti a riconvertirsi in azienda agricolo-commerciale e la trasformazione dell'attività è continuata negli ultimi anni del secolo scorso fino ad oggi. La ricerca di risorse economiche ha costretto i proprietari a sfruttare, per salvarli dalla vendita, i tanti immobili rimasti dal passato agricolo attrezzandoli per lo sfruttamento a scopo turistico. Oggi che non ci si fa più perché il grano da 34 è passato a 22 euro e calerà ancora, la trasformazione continua, nascono gli agriturismi e dove è possibile, gli attrezzati locali idonei ai grandi ricevimenti, alla convegnistica, ai meeting, cercando di sfruttare al meglio quanto resta delle vecchie attrezzature rurali, offerte in ambienti interamente rinnovati. Tutto allo scopo di reperire risorse da investire nella conservazione immobiliare e nell'attività agricola di quanto resta delle antiche fattorie. Durante quasi 70 anni dalla II Guerra Mondiale, le difficoltà economiche hanno costretto anche ad una riduzione della superficie e solo l'ultimo gestore (Gennaro) riconoscendo in pieno quanto fatto dalla madre Rachele con enormi sacrifici, ha potuto con orgoglio vantarsi di non aver venduto neanche una zolla (Zolli deriva da zolla) e di aver reso la tenuta particolarmente bella ed utile a tutti, (viene chiamata "il polmone di Rosignano"), aggiungendo all'attività agricola non toccata, una ormai avviatissima attività turistico ricreativa. Credo quindi si possa aggiungere un altro tassello alla trasformazione ancora in atto: da agricola a commerciale a turistica o per meglio dire l'insieme di tutte e tre le attività. La tenuta "La valle" è un eccellente esempio di questa trasformazione epocale. Anche qui troviamo una pregevole "chiesina di fattoria" legata al mondo rurale, come in altre grandi proprietà costruita in una parte della villa padronale o nelle vicinanze. Oltre ai bisogni spirituali del notabile, queste piccole chiese dovevano servire anche ai bisogni spirituali dei mezzadri e dei braccianti (e delle loro famiglie) che, spesso, l'insediamento polverizzato sul podere portava lontano dalle chiese parrocchiali.  

                                      Tempo di guerra...
Dai ricordi del dott. Gennaro Coviello, un passato da magistrato al Tribunale di Livorno, classe 1938: la fattoria fu demolita dallo spostamento d’aria seguito all'esplosione, non dalle cannonate degli alleati, fortunatamente non vi furono morti. Dopo la decisione del Supremo Comando della Marina Militare di trasferire tutto l’insieme dalle polveriere di La Spezia nelle campagne periferiche di Vada della Valle, furono costruite delle grandi baracche con cataste di armi italiane proprio intorno alla fattoria e secondo noi è stato un fatto int
enzionale, perché nessuno metterebbe mai un deposito di armi vicino all’abitato. Perché le munizioni proprio qui? Dubbi legittimi, ma non abbiamo mai approfondito. Furono avvistate da aerei inglesi che le bombardarono creando una altissima colonna di fuoco, tanto che il secondo aereo fu coinvolto dalle fiamme dell’esplosione e riuscì a cadere in mare. Qui vicino c’è ancora una enorme buca a testimoniare il fatto. I piloti inglesi si buttarono in acqua, un’imbarcazione di tedeschi si avvicinò per catturarli, ma gli altri aerei riuscirono ad allontanarli. 

                                     19 marzo 1944 - Il bombardamento

Bombardamento con esplosione alla polveriera della Regia Marina in località La Valle, podere Baldini, via del Lupo N° 20. I danni gravi si estendono per un raggio di 500 metri, la fattoria Zolli viene spianata dallo spostamento d'aria e saltano tutti i vetri del paese. Il deposito era costituito da 20 baracche delle quali 4 erano state vuotate dai tedeschi, 8 distrutte dal bombardamento, 8 rimangono operative.

Sergio Baldini, abitante al N° 33 dello stesso stradello, segnalerà al Comune la presenza di due grosse bombe nel suo podere. Per la richiesta di rimozione il Comune si rivolse al
"Kommand Happen Artillerie" con sede a La Spezia.

24 aprile 1944 - Lettera del Comune di Rosignano in cui si richiede ad un certo Cerrito di comunicare il numero di baracche contenenti esplosivo e munizioni esistenti in località "La Valle". Quante di queste sono state vuotate ed asportate, quante distrutte e quante attualmente rimaste. Si chiede di interpellare anche il proprietario, l'ingegnere Zolli.

Nella stessa lettera, di ritorno al Comune i numeri, scritti a penna, furono i seguenti:

Baracche esistenti N° 20. Vuotate dai tedeschi N° 6 Distrutte dai bombardamenti N° 8. Ne rimangono N° 6. (A cura di Vinicio Bernini da Quaderni Vadesi 12 - Vada: "1940 - 1945 - Un tempo segnato dalla guerra")

                                       Lo scoppio della polveriera alla Valle 

Io ero molto piccolo. Premetto, perciò, che personalmente non mi ricordo niente, ma da quanto ripetutamente ho sentito raccontare dai miei genitori, l'esperienza vissuta fu questa.

In quei tempi si pensava che la nostra spiaggia dovesse essere teatro di uno sbarco alleato, pertanto la gente cercava in qualche maniera di allontanarsi dal centro abitato, cercando di "sfollare"in luoghi ritenuti più sicuri.

Anche i miei genitori, che abitavano in via Principe di Piemonte, ora Viale Italia, nel Palazzo d'angolo, detto dei "diavoli", sopra il bar Gattai, nell'appartamento al primo piano, di fianco a quello del sor Bruno e Concetta Gattai, pensarono di allontanarsi dal paese e presero in affitto una stanza dalla famiglia Mambrini, mezzadri dei signori Carlevaro, in cima allo stradone della Torre.

Portarono là la loro camera matrimoniale, che forse era uno dei pochi beni posseduti da due giovani sposi, per preservarla anche da eventuali danni di bombardamenti o mitragliamenti degli alleati che, immancabilmente, ogni mattina avevano come obbiettivo il pontile Solvay.

La famiglia Mambrini era composta da Cesare, "il capoccia" e la moglie, una figlia ed un figlio che in quel tempo era militare.

Una sera i miei genitori andarono trovare i Mambrini per fare una passeggiata e andarono insieme con la massaia a fare l'erba per i conigli.

Il podere dei Mambrini confinava con la Fattoria della Valle, nella macchia della quale erano ubicate delle polveriere della Marina Militare. Improvvisamente arrivarono degli aerei alleati che cominciarono a sparare contro i depositi di munizioni nascosti nella macchia e li colpirono; il cielo divenne una palla di fuoco e i miei genitori che, all'arrivo degli aerei, si erano rifugiati in un fossetto, sentirono mancare l'aria dal grande calore dell'incendio, mentre tutto intorno continuavano ad esplodere munizioni e ordigni.

Decisero di scappare e di ritornare verso la casa poderale, correndo, mentre tutt'intorno volavano schegge di proiettili che stavano scoppiando. Correvano e inciampavano, si rialzavano ... Io ero in braccio al babbo e, ad un certo punto persi una scarpa. Subito glielo dissi, ma la sua preoccupazione era ben altra!

Finalmente si arrivò alla casa colonica. Lo spostamento d'aria dovuto allo scoppio delle polveriere aveva fatto crollare il tetto della casa e la loro bella camera era rimasta sotto il crollo. Però la nostra vita era salva. (di Roberto Caponi - Da Quaderni Vadesi 12 - Vada: "1940 - 1945 - Un tempo segnato dalla guerra")

                         2 luglio 1955 - Il Vescovo inaugura l'Asilo Parrocchiale
Alle 9,30, accompagnato dal suo segretario particolare canonico Don Giuseppe Spaggiari è giunto questa mattina nel nostro paese di Rosignano Marittimo sua eccellenza Mons. Vescovo Giovanni Piccioni recandosi direttamente all'Asilo Parrocchiale diretto dalle Pie Suore della Divina Provvidenza. A ricevere Mons. Vescovo erano convenuti nel pio Istituto il Molto Reverendo Giovanni Nardini parroco di Rosignano Marittimo e il Cavaliere Pasquale Cau Giudice Conciliatore e Presidente della Giunta Parrocchiale di Azione Cattolica, il Sig. Giovanni Giannini Consigliere Comunale, il Cav. Dott. Nazario Russo Segretario Capo del Comune, anche in rappresentanza del Sindaco, il maresciallo Corrado Felici Comandante della Stazione dei Carabinieri, con il brigadiere Agresa, la signorina Adelina Rosa Direttrice Didattica, con la maestra signora Ida Bolognesi, la signora Nerina Marchi, la signora Maria Zolli insigne benefattrice e fondatrice dell'asilo e molti altri di cui ci sfugge il nome. Un folto gruppo di bimbi e bimbe e molte donne e uomini di Azione Cattolica facevano ala al passaggio di Mons. Vescovo il quale accompagnato nella Cappella dell'asilo e indossati i sacri parametri, ha celebrato la Santa Messa durante la quale si sono comunicate numerosissime persone. Al termine della messa, S. E. Mons. Vescovo ha pronunciato un breve, ma elevato discorso esortando soprattutto i bimbi le bimbe a pregare sempre con devota fervore il Signore Dio nostro affinché li renda sempre buoni e li faccia camminare sul diritto sentiero della virtù, dopo di che ha impartito la Santa Benedizione ai piccoli, alle suore, a tutti gli astanti e a tutto il paese, all'asilo che da pochi mesi muove le prime fasi e s'avvia verso uno splendido avvenire. Infine Monsignor Vescovo col seguito è passato in una sala sapientemente addobbata dove bimbi e bimbe si sono esibiti in numerose recite isolate e in gruppi destando l'ammirazione di tutti e meritandosi il plauso di Mons. Vescovo, il quale volle tributare un meritato elogio alle pie suore per la magistrale preparazione dei piccoli. Alle ore 11:30 Mons. Vescovo lasciava l'asilo applaudito e salutato da tutti presenti.
(Da: Il Tirreno Livorno)

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