Rosignano Solvay oggi/A.N.M.I   

Il monumento nella terrazza delle 4 Repubbliche Marinare 1984 - Corteo attraverso il centro 1984 -  Il Picchetto d'Onore della Marina 1984 - Il Picchetto saluta il Sen. Spadolini
 1984 - Il saluto dell'Associazione Marinai d'Italia 1984 - Il Sen. Spadolini rende omaggio ai Caduti 1984 - Il Sen. Spadolini rende omaggio ai Caduti 1984 - Parla il Vescovo Ablondi
1984 - Il discorso del Sindaco Danesin 1984 - Saluto alla bandiera Terrazza delle 4 Repubbliche Marinare

Piazza delle 4 Repubbliche Marinare
Monumento ai Caduti del Mare - 14 luglio 1984 Inaugurazione con il sen. Giovanni Spadolini

FOTO 1: Targa a sinistra: AI CADUTI DEL MARE A.N.M.I. Rosignano 14-7-1984
In alto a destra: ANCORA PESCATA TRA I PONTILI SOLVADA E LAMBERTI DALLO S.D.A.I. DI LA SPEZIA IL 12-5-83 PESO KG.1600 APPARTENENTE AD UNA UNITA' DELLA CLASSE "SOLDATI"
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n basso a destra: CITTADINO RISPETTA ED ONORA QUESTO MONUMENTO IN MEMORIA DI COLORO CHE NON EBBERO MAI NE' CROCI NE' FIORI MA VIVONO SEMPRE NEL NOSTRO RICORDO - 14-7-1984 Rosignano S.  GRUPPO A.N.M.I. Rosignano

A.N.M.I. "ASSOCIAZIONE NAZIONALE MARINAI D'ITALIA"
46 ANNI A ROSIGNANO
Foto gentilmente concesse dall'ANMI - Editing: www.lungomarecastiglioncello.it (2011) (8:27)

Il Gruppo di Rosignano dell'Associazione Nazionale Marinai d'Italia nasce nel 1962 per iniziativa di un piccolo gruppo di ex marinai fra i quali vanno ricordati in modo particolare Brunetto Mantagnani (classe 1918) e Pier Luigi Gaiozzi (classe 1923) che svolgerà le funzioni di presidente fino agli anni 2000 per lasciare poi la carica a Galileo Nisti. Il gruppo si è distinto fin dall'inizio, per l'impegno profuso in iniziative legate prevalentemente al mondo del mare, ma tra gli interessi dell'ANMI locale, non sono mancati impegni diversificati con particolare attenzione a quelli socialmente utili. Ricordiamo solo le attività più recenti:
A natale 1997 spettacolo di arti varie rivolto agli alunni delle scuole elementari e medie del territorio e ai bambini di Chernobyl ospiti di famiglie della zona. 
Sempre nel 97 iniziative organizzate al fine di reperire fondi in aiuto della battaglia contro la sclerosi multipla.
Nel 2000 visite studentesche all'Accademia Navale di Livorno, a cerimonie del giuramento alla base della Marina di La Spezia oltre ad uscite su navi della Marina.
Da segnalare anche iniziative più tipicamente turistiche, come la raccolta delle castagne sul Monte Amiata per i soci.
L'organizzazione, a seguito della decisione del Capo dello Stato di onorare i Dispersi in Mare, in collaborazione con il Casm (Centro Assistenza e Soccorso in Mare) dell'annuale celebrazione mediante una semplice cerimonia presso il Monumento ai Caduti del Mare in piazza delle 4 Repubbliche Marinare costituita da alzabandiera, allocuzione del presidente del gruppo, discorso delle autorità presenti e deposizione di una corona sul monumento, quindi prelievo della corona da parte dei volontari del Casm e mare permettendo, suo imbarco per la deposizione a largo nelle acque antistanti.
Il 2 giugno festa della Repubblica in piazza delle 4 Repubbliche Marinare, significativa cerimonia, con l’alzabandiera.                                                  

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Riportiamo la sintesi di un servizio di Anna Cecchini che ricostruisce la storia militare di P.L. Gaiozzi. Dopo aver prestato servizio nella penisola, fu inviato in Grecia dove, a seguito dell'armistizio dell'8 settembre, si unì al movimento di liberazione greco. Insieme ad un amico facevano da ponte tra i partigiani greci, consegnando le notizie ai vari gruppi, ma l'attività era troppo pericolosa ed i comandanti stessi temevano di essere scoperti. Dopo un conflitto con i tedeschi, fintosi morto, riuscì durante la notte a scappare nelle campagne. Fu accolto da Spiro, un pastore delle colline di Patrasso, e per diverso tempo visse come capraio. La vicenda, proseguì in modo tragico, dopo che le truppe tedesche ne scoprirono l'identità. Dopo giorni di torture irripetibili si ritrovò, insieme a numerosi altri prigionieri di guerra, su una tradotta destinata in Germania. I partigiani facevano saltare i ponti e quindi i tedeschi decisero di lasciarli al campo di lavoro di Macikatiza. Alla richiesta se volevamo tornare in Italia, dove avremmo dovuto combattere dalla parte dei tedeschi, oppure se preferivamo rimanere in Jugoslavia all'interno del campo di lavoro, decise di restare con la speranza di poter fuggire per unirsi ai partigiani del posto. Al primo tentativo di fuga, Gaiozzi si gettò in una folle corsa tra gli abeti, ma fu sorpreso dalle truppe bulgare che lo riportarono ai lavori forzati. Picchiato e di nuovo torturato si riprese solo dopo due mesi grazie al particolare aiuto un medico del campo, Alfonso Marchetti che, pur essendo nelle truppe tedesche, se ne prese cura. Seguirono altri tentativi di fuga finchè finalmente riuscì a scappare e immensa fu la gioia di incontrare famiglie jugoslave che lo accolsero con calore. Da allora Gaiozzi entrò in contatto con i partigiani del posto e ottenne il grado di sergente dell'Esercito popolare di liberazione Jugoslavo, al comando di Tito, fino al momento in cui fu rimpatriato in Italia, nell'estate del 1945. Numerosi i riconoscimenti che Pierluigi Gaiozzi ha ricevuto in qualità di partigiano combattente all'estero, prime fra tutte le decorazioni consegnategli dallo stesso maresciallo Tito, che ricorda con ammirazione e affetto. Al termine della guerra Tito parlò con Gaiozzi ed altri partigiani italiani ringraziandoli per la  presenza, sottolineandone le capacità di combattenti. In Jugoslavia i partigiani non erano influenzati dalla politica, come in Italia, ma combattevano per la libertà. Dalla metà degli anni '60 Gaiozzi, che è stato fra i fondatori della sezione locale dell'Associazione Marinai della quale è stato a lungo presidente onorario, è diventato un punto di riferimento per i tanti ex partigiani di tutto il mondo, per i quali è andato alla ricerca dei fogli matricolari e di tutti i documenti necessari ad ottenere la pensione di partigiani, riuscendo anche a far insignire tanti ex combattenti, sia in Italia che all'estero, delle cariche di Cavaliere al merito della Repubblica o Commendatore.
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                                UN LIVORNESE DA PATRASSO A BELGRADO
«Sono uno di quei tanti che combatterono in Balcania con i partigiani contro il nazismo, per la libertà». Così diceva in un punto della prima lettera che mi scrisse Pier Luigi Gaiozzi a quarant'anni dall'armistizio firmato dall'Italia nella seconda guerra mondiale, da quell'8 settembre 1943 che per lui e per decine di migliaia di altri soldati italiani dislocati in territori stranieri aggrediti ed occupati per volontà del fascismo mussoliniano, significò l'inizio di una guerra diversa. Nato a Rosignano Marittimo e vissuto a Rosignano Solvay in provincia di Livorno, classe 1923, Pier Luigi combatté da partigiano col nome di Luigi Caiazzo. Soldato di leva, il 7 dicembre 1942 fu assegnato alla Marina raggiungendo il Deposito CREM di La Spezia dove restò fino al 15 gennaio 1943. Fece poi un mese e sedici giorni a bordo della "Vittorio Veneto", fu trasferito al "Maridepo" di Venezia e di lì approdò il 3 giugno in Grecia, alle dipendenze del Comando Marina di Petrano. Dopo poco più di sette mesi, a Patrasso lo sorprese l'annuncio della capitolazione italiana. Quella sera dell'8 settembre ebbe inizio l'odissea che farà del marinaio toscano un partigiano del Movimento di liberazione greco fino al 31 dicembre 1943, poi un prigioniero di guerra numero 233 per causa partigiana fino al 18 giugno 1944 e infine nuovamente un partigiano, stavolta nelle file dell'Esercito popolare di liberazione della Jugoslavia (EPLJ) fino al rimpatrio avvenuto il 23 luglio 1945. Quale Partigiano combattente all'estero è stato insignito di due Croci al merito di guerra, con l'onorificenza di Cavaliere al Merito della Resistenza italiana e con la Medaglia al Valore jugoslava. Ecco, nella sintesi più stringata, potrebbe concludersi qui la vicenda partigiana di Pier Luigi Gaiozzi. Ma è più bello leggerla condita da episodi e dettagli raccontati dal protagonista.
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«Ero dislocato alla Stazione ricetrasmittente di Cuculi presso Patrasso quando mi giunse la notizia dell'armistizio. La mattina del 9 settembre, insieme al Capitano Commissario Dino Gennari, toscano come me, nativo di Procchio sull'isola d'Elba, lasciai la stazione. Non senza aver prima preso le armi. Ci ritirammo nella villa di un certo Kanelopulos, uno dei dirigenti clandestini dell'EAM di Patrasso. Nella stessa villa, al piano superiore, risiedeva il comandante di zona del movimento ellenico di liberazione.» Pier Luigi e un altro marinaio italiano, tale Scuderi, furono destinati alla tipografia dell'EAM che si trovava nel sotterraneo di un fienile, e in quel luogo lavorarono per circa due mesi. Poi, inaspettatamente, sul capo degli italiani si addensò una pesante minaccia. La mattina del 15 novembre furono condotti in una baracca di campagna e qui fu loro ordinato di scavare una buca profonda un metro e mezzo, larga un metro per due. Doveva servire da nascondiglio, gli spiegarono, ma aveva la forma e le dimensioni perfette di una tomba...
«Venimmo poi a sapere, in segretezza, che la fossa doveva servire per seppellire i nostri cadaveri. Ma perché volevano eliminarci?»
Già, perché? «Perché sapevamo troppe cose sulla loro organizzazione segreta» e non si fidavano troppo degli italiani. «Se fossimo caduti nelle mani dei tedeschi, pensavano, con i sistemi delle SS saremmo stati costretti a spifferare ogni cosa sull'attività clandestina svolta dall'EAM nella città di Patrasso e nei suoi dintorni.»
A salvare Gaiozzi e Scuderi fu l'intervento del capitano Gennari che era stato informato dalla moglie del Kanelopulos. («Ma questo – precisa Gaiozzi – lo appresi appena dopo il rimpatrio nel 1945 da una lettera scrittami dallo stesso Gennari»). La terribile decisione fu annullata e sostituita dall'ordine di trasferire tutti gli italiani in montagna. «Scuderi ed io, comunque, non attendemmo oltre e, di propria iniziativa, ce la filammo. Riparammo sui monti dove ci aggregammo alla "Dodeca Sinderman", un reparto che operava sulle alture di Sticlaus, Sabbia Vrisi, Cazzaiteca eccetera, comandata da Spiro Panaiotas». (Lasciamo i toponimi così come li pronuncia e scrive Pier Luigi, anche perché non riusciamo a trovarli sulla carta geografica.) Purtroppo, nel corso di un'operazione di rastrellamento condotta dalle SS con le truppe della Wermacht, Gaiozzi e Scuderi vennero fatti prigionieri. Correva l'ultimo giorno dell'anno 1943. Insieme ai due italiani (e ad altri connazionali), nelle mani del nemico caddero circa duemila partigiani greci, molti dei quali furono passati per le armi. Millecinquecento uomini, compresi quattordici italiani rimasti in vita furono condotti nelle carceri di Patrasso.
(Da www.tecalibri.info/S/SCOTTI-G_storie.htm)
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Pierluigi Gaiozzi nel novembre 1997 ottiene ufficialmente dopo 50 anni, quei gradi di sottotenente che aveva guadagnato duramente nella guerra partigiana sulle montagne dell'allora Jugoslavia e in Grecia. Arruolato nella Marina militare nel 1942, Gaiozzi (ovvero Luigi Caiazzo, il marinaio) dopo essere stato arrestato più volte dalle SS, riuscito a fuggire insieme al capitano Dino Gennari di  Procchio (Isola d'Elba) aveva raggiunto faticosamente la Jugoslavia. I partigiani lo posero al comando di una formazione, appunto col grado di sottotenente, che militava nel 4 battaglione della 46a divisione Serba.
L'11 luglio 2000 nella Sala Conciliare del Comune di Rosignano M.mo fra bandiere tricolori, gonfaloni delle associazioni combattentistiche e d'arma, la cerimonia per la promozione al grado di tenente e la consegna della spada che l'Associazione Nazionale Insigniti di Onorificenze Cavalleresche, ha deciso di conferire al commendator Pier Luigi Gaiozzi. Gaiozzi ha ricevuto la spada dal sindaco Simoncini che al termine ha donato al concittadino ed al Segretario Generale ANIOC Conte Feliciano Monzani alcune pubblicazioni sul Comune.
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Brunetto Montagnani nel '62 entra a far parte dell'ANMI, distinguendosi nell'organizzare con il direttivo presieduto prima da Gaiozzi e poi da Nisti, iniziative e manifestazioni di importanza non solo lo
cale. Dall'ANMI sono partite le segnalazioni (accolte) a Cavaliere e Ufficiale. Brunetto Montagnani è anche stato per tanti anni responsabile del settore vela del Circolo Cannottieri Solvay.
Il  2 giugno 1986  il  Presidente Cossiga, con Craxi Presidente del Consiglio gli conferisce l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. 
Il 6 agosto 1989, la Confederazione Europea Anziani Combattenti gli conferisce la Croce di Combattente d’Europa.
Il 27 dicembre 1999 il presidente Ciampi, capo dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana, conferisce a Brunetto Montagnani l'onorificenza di Ufficiale, con facoltà di fregiarsi delle insegne stabilite per tale classe, in considerazione di particolari benemeriti e sentita la giunta dell'OMRI, su proposta del Presidente del Consiglio (al momento D'Alema). Il nostro concittadino è stato quindi inserito nell'elenco degli Ufficiali nazionali al n 30287.IX.
Il 27 aprile 1990, da parte del CONI, gli viene assegnata la Stella di Bronzo al merito sportivo per il settore velico. Brunetto Montagnani è deceduto il 1 aprile 2009 all’età di 91 anni.
(Il racconto "Tre baci della fortuna" relativo al periodo militare in marina è scaricabile dalla sezione Scaricolibri del sito).
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                   4/8/2008 ANMI di ROSIGNANO Il gruppo si scioglie dopo 46 anni
L’ANMI di Rosignano comunica che nonostante le 45 persone aventi diritto al voto alla assemblea, per il rinnovo delle cariche sociali non si sono presentati più di 6 Soci e a seguito della mancanza di candidati a ricoprire tali cariche si è stati costretti a proporre, con rincrescimento, lo scioglimento del Gruppo Anmi di Rosignano alla presidenza Nazionale. «In funzione di questa decisione - spiega il presidente uscente Galileo Nisti - provvederemo appena possibile a “sgomberare” la parte occupata nella sede di via Tripoli».
Per la storia militare di Brunetto Montagnani puoi scaricare dal sito "Tre baci della fortuna"
Rosignano Solvay oggi