Rosignano S. ieri/Dispensa viveri  
1923 - La costruzione dei Servizi su via Re Alberto, poi Aldo Moro Schema delle opere sociali Solvay negli anni '30 Opere sociali aziendali anni '30. 1936 - Libretto di iscrizione ai servizi
 1923 - L'ingresso della Dispensa Viveri, Farmacia Michetti presente dal 1928 e Carabinieri. 1923 - La caserma dei Carabinieri voluta dalla società (lato via Dante) 1940 - La caserma dei Regi Carabinieri angolo via Dante via Re Alberto Lavori sul dietro della Dispensa. Carro con i rifornimenti di farina
1923 - Reparto alimentari della Dispensa Viveri 1923 - Cucina del refettorio operai 1923 - La macelleria 1923 - Salatura dei prosciutti e stagionatura
1923 - Il panificio 1923 - Lo spaccio al pubblico della Dispensa Viveri Dispensa viveri, interno Dispensa viveri, interno
1940 - La Dispensa Viveri n°2 poi Spaccio Aziendale ai 'Palazzoni'. Il barroccio è dello spazzino. 1950 - Lo Spaccio Aziendale n°2 in via Gigli ai 'Palazzoni di sotto' 3a fila
       

 I numerosi servizi concessi ai dipendenti completano il quadro delle opere di supporto
(Arch. Solvay, arch. A. Pastacaldi, R. Pardini e PL Vivaldi, Alando 8 scaricabile dal sito)

 1920 - Lungo via Re Alberto (oggi Aldo Moro) fra via Forli e via Dante nasce il primo lotto lato sud di un grande fabbricato a tre piani, parallelo alla ferrovia, che raccoglie i servizi ai dipendenti. La seconda parte lato nord seguirà nel 1923. Oltre alla "Dispensa Viveri" ovvero lo spaccio aziendale, sistemata all'estremità sud, vi trova posto dal 1923 la caserma dei Regi Carabinieri voluta e ospitata dall'azienda (foto 7), vi si trasferisce la farmacia Michetti (foto 6), lasciando nel 1928 l'"avvelenatoio" di Portovecchio (come il Fucini la chiamava) fino al 1955, data di spostamento nella posizione attuale, l'ufficio postale (fino ad allora nel fabbricato Tesi davanti al passaggio a livello, ora orologeria), l'ufficio di stato civile e il barbiere Vittore Ceppatelli con l'aiuto del vadese Bulichelli. Poi ancora dormitorio, refettorio, una piccola produzione di ghiaccio e appartamenti ai piani superiori. Una struttura quindi essenziale per la popolazione sempre in aumento. In tempo di guerra presso la Dispensa Viveri funzionava il CO.DI. (Commissione Dipendenti) che fino al 1950 provvederà a gestire aiuti alimentari ai dipendenti ed era normale vedere le famiglie che spingendo a braccia un carretto si portavano fin qui per fare la spesa. In tempi più recenti il locale Dispensa è passato al Consorzio Agrario di Livorno per aprire un supermercato rimasto in attività fino al 2004. In fondo al viale, alle spalle del fotografo di foto 1, l'ospedale. Con le ristrutturazioni in tempi più recenti furono ricavati nei due blocchi 27 appartamenti, dei quali 23 venduti.
Fra il 1930 ed il 1960 seguono nuovi spacci nel comune e fuori:
Spaccio aziendale n° 2 - Palazzoni lato mare (Foto 18).
Spaccio aziendale n° 3 - Vada.
Spaccio aziendale n° 4 - San Carlo.
Spaccio aziendale n° 5 - San Vincenzo.
Spaccio aziendale n° 6 - Ponte Ginori.
Spaccio aziendale n° 7 - Rosignano Marittimo.
Spaccio aziendale n° 8 - Villaggio Aniene
Il lunedi mattina al di sopra del passaggio a livello (le sbarre come dicevano tutti) c'era il mercato con le bancarelle allineate sotto i pini fra il campo di atletica ed i binari morti Solvay. Una volta l'anno il mercato del bestiame. Più avanti la caserma dei Carabinieri.

1943 - Problemi con la farmacia per richiamo del titolare.

                                    Acqua calda durante l’adunata
 Sembra impossibile, ma in realtà fino a pochi decenni fa non era così semplice lavarsi. La bacinella di zinco veniva tirata fuori e sistemata in cucina, vicino all’acquaio di graniglia; la stufa a carbone scaldava l’acqua che veniva riversata senza troppa cautela nei recipienti e le donne si guardavano intorno guardinghe, temendo di essere sorprese nude in mezzo alla cucina. Per questo in molte tirarono un sospiro di sollievo quando, al tempo del fascismo, l’adunata obbligatoria del sabato pomeriggio costringeva tutti gli uomini a uscire di casa. E il sabato pomeriggio divenne quindi il giorno indisturbato e tranquillo del bagno delle donne. Ma non a Rosignano, dove sin dagli anni 20, in via Aldo Moro (allora Re Alberto), poco distante dall’attuale Palestra Azzurra, c’era un’altra alternativa: i bagni pubblici. Non veramente pubblici, perchè erano stati allestiti dalla Solvay per i propri dipendenti, ma la novità si diffuse velocemente, mescolata alla sorpresa, per le strade di Rosignano. “Tante vasche, con l’acqua calda e la stufa vicino. E non costa niente” raccontava la gente. Mentre nel Paese Nuovo le donne si affannavano ancora alle fontanelle per raccogliere l’acqua nelle brocche di rame da utilizzare in casa, a Rosignano il progresso sembrava arrivato all’improvviso davanti agli occhi stupefatti dei dipendenti Solvay: otto vasche, collocate in stanze separate. Le tante foto tutte uguali, conservate nell’archivio Solvay, di una di queste vasche testimoniano lo stato di eccezionalità del quale godevano al tempo. Erano piccole, bianche nella parte interna e scure in quella esterna. Sedendosi e azionando il rubinetto dell’acqua calda era possibile rilassarsi guardano la stanza spoglia: una stufa, una parete di mattonelle, una finestra, una sedia e uno specchio. Non c’era nient’altro eppure tutti se ne andavano soddisfatti. All’entrata la custode sorrideva ai clienti e dava gli asciugamani a chi non li aveva portati, fino a quando non andavano esauriti. A quel punto si scusava e scrollava le spalle, dicendo di non averne più. Alcune panche poco distanti accoglievano i discorsi di chi aspettava il proprio turno: non si pagava niente per lavarsi e la gente si affollava all’ingresso. Alcuni passavano il giorno prima a prenotarsi e il sabato c’era la grande corsa per lavarsi dalle 12.30 alle 13.00. Una novità accolta con interesse in un momento in cui soltanto le case più ricche potevano permettersi un bagno personale dotato di vasca, la doccia arriverà più tardi. Il martedì e il venerdì erano invece i giorni riservati alle donne. “Le nostre mamme si mettevano d’accordo e andavano tutte insieme ai bagni. Mentre una entrava nella stanza della vasca, l’altra controllava tutti i bambini. "Si davano il cambio", ricorda Leo Gattini. 15 minuti di veloce pulizia. Sapone, poco shampoo, e un risciacquo diverso a seconda del colore dei capelli: le donne bionde usavano la camomilla per schiarire le chiome, le more l’aceto per renderle più brillanti. Per gli uomini era più semplice. “Noi usavamo il sapone” sostiene Leo Gattini. “Non mi ricordo di nessuno shampoo”. Poi, dalla fine degli anni 50 tutte le case nuove iniziarono a essere dotate di una vasca o di una doccia con scaldabagno in rame alimentato a legna. Era la fine dei bagni pubblici. (Di Roberta Giaconi da "Il Tirreno" del 2/11/2006)

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