La fabbrica/Aniene   

Lo stabilimento Aniene di Pontemammolo-Roma rilevato dalla Solvay nel 1936 1940 - Anno XVIII Era fascista - Stabilimento Aniene. Fabbricato della direzione in costruzione. La Centrale Elettrica in costruzione. Il fabbricato del Magazzino Generale in costruzione. Riserve magazzino ipocalce. 1938 - Lavori di costruzione. A dx il fabbricato con la prima sala celle. 1938 - Lavori stradali interni. 1945 - Lo stabilimento Aniene. A dx: portineria, direzione, laboratorio chimico, refettorio, officine. Anni 40 - La portineria unica lato Vada. Anni 40 - La strada che corre sul lato sud dello stabilimento, incorporata nella recinzione dagli anni 90 La Baracchina di Roberto Moretti davanti alla portineria dello stabilimento Aniene sin dall'anno 1956 a fare caffè e i famosi panini con le acciughe marinate.. 1941 - Progetto delle protezioni antiaeree realizzate sulle riserve del cloro liquido Primi anni '40 - Sala celle n°1 inizia la produzione nel 1940 Anni '50 - Sala celle n°2 inizia la produzione nei primi anni '40. Anni '40 - Acido cloridrico spedito in damigiane di vetro. Anni '40 - Trasporto ferroviario di acido cloridrico in giare di gres smaltato. Anni '40 - Trasporto ferroviario di acido cloridrico in giare di gres smaltato. Anni '60 - Trasporto ferroviario di acido cloridrico e ipoclorito di sodio in carri cisterna. Anni 40 - Autotreno Isotta Fraschini per il trasporto di soda caustica? Fine anni '50 - Sala celle n° 3 in marcia dal 1956 Celle produzione cloro e soda caustica di Sala 3 1963 - Il Ministro dell'Industria Giuseppe Togni e l'On. Giovanni Gronchi visitano la sala celle all'Aniene, in occasione della cerimonia per i 100 anni del Gruppo e 50 in Italia (vedi a parte). 1970 - Impianto Elettrolisi (sala celle 3) visto da sud (fermo dal 2007). Anni 60 - Centrale elettrica Anni 60 - Raddrizzatore da corrente alternata a continua per le celle. Anni '50 - Compressori impianto frigo liquefazione cloro nel reparto Cloro Liquido. 1960 - Il cortile centrale separa le Fabbricazioni Inorganiche (elettrolisi) dalle Organiche (prodotti clorati) 1965 - L'elettrolisi dall'alto Anni 70 - Turbosoffiante Demag comprime il cloro gas per la liquefazione al reparto 'Cloro Liquido'. Fusto da cloro liquido Fusti da cloro liquido riempiti e pronti per la spedizione Carri cisterna cloro liquido al carico nel reparto 'Cloro Liquido' La centralina Nord dell'Aniene che riceve le linee 120 KV dell'ENEL ed alimenta l'Elettrolisi. Laboratorio chimico anni '50. Fine anni 50 - Lo stabilimento Aniene dall'alto Anni '60 - Impianto VC53 'Cloruro di vinile', riserve prodotto e carico cisterne verso il PVC di Ferrara. Anni '60 - Impianto VC53 Cloruro di vinile con a sx la colonna di sintesi dell'acido cloridrico gassoso. Anni '60 - Magazzino casse carburo per la produzione di acetilene verso il Cloruro di vinile. Anni '60 - Impianto Cloroparaffine (Usato come plastificante per PVC) 1963 - Plinti in cemento per la costruzione dell'incastellatura metallica dei CLM 1964 - Impianto Clorometani in costruzione. 1964 - Impianto Clorometani nella fase finale dellain costruzione. 1964 - Impianto Clorometani all'avvio a finel 1964. Produce tuttora cloruro di metilene e cloroformio da cloro dell'elettrolisi e metano della rete nazionale 1964 - Impianto Clorometani. Una sala controllo già strutturata modernamente. Il conduttore è Renzo Montagnani. 1975 - Impianto Clorometani prima dell'allaccio al metanodotto nazionale 1975 - Impianto Clorometani. In primo piano le due riserve sferiche ex cloruro di vinile, passate a idrogeno dopo la chiusura dell'impianto vinile nel 1979. 1975 - Il laghetto dell'Aniene. A sx l'impianto trielina con alla sommità (65 m.) la torcia acetilene del CK in caso di arresto del consumo. A dx l'impianto Cloro Liquido. 1978 - L'impianto Pirolisi costruito nel 1962 e demolito negli anni '80. Produceva Trielina e Percloroetilene. Al centro la torcia dell'acetilene da CK alta 65 m. Riserve di stoccaggio del prodotto finito, trielina e percloroetilene per il carico in autocisterne. 3 agosto 1979 - Il personale del VC al momento dell'arresto definitivo insieme all'impianto CK. 1986 - Disegno a china dell'impianto Elettrolisi eseguito dal Capo Turno Gino Barsotti. 1997 - Simpatica vignetta di Andrea Pescia in occasione di una riduzione di personale sull'impianto Clorometani. 1998 - Ancora A. Pescia raffigura il conduttore esterno ormai polivalente, riduzione da due persone a una.


1940 - 1966 La
società Chimica dell’Aniene esiste come tale a Rosignano per 26 anni, poi la fusione con la società Solvay (Arch. Solvay, A. Pastacaldi, R. Pardini)

Prova emergenza cloro del 6/9/1991 presso il reparto Elettrolisi  (17:40)

50 anni in 50 scatti  (5:04)

  Nel 1936 la Solvay rilevava lo stabilimento di Pontemammolo (Roma) della “Società Chimica dell’Aniene”(foto 3), facendola sua Consociata; poi inizia a costruire nel 1938 un nuovo grande impianto nella zona di Rosignano, nel Pian della Fine, denominato appunto “Aniene” perché, come a Pontemammolo, vi si produce la soda mediante elettrolisi, grazie al funzionamento di due sale celle a mercurio a ciclo continuo. Contemporaneamente all'elettrolisi Aniene di Rosignano fu imposta (condizione sine qua non...) dal fascismo (Balbo) la costruzione di quella di Ferrara destinata a produrre la soda caustica necessaria alla vicina cartiera. Parte quindi nel 1940 la prima sala celle in continuo, seguita a breve dalla seconda, per la produzione di cloro, lisciva e derivati come la trielina anch'essa del '40. Su un poggetto al di sopra della gora del "Mulino della Fine" nasce un villaggio per i dipendenti Aniene con caratteristiche e gerarchie simili a quelle Solvay. Verrà demolito negli anni '80 perché troppo vicino alla produzione, (inferiore a 500m secondo norme europee). L'Aniene sarà incorporata dalla capogruppo ed il congiungimento vero e proprio avviene nel novembre 1966, quando viene formalizzata la fusione societaria tra società Solvay e società Chimica dell’Aniene.

 

1941 - Foto 12 protezione bellica - Considerando che la produzione di soda e bicarbonato era strategicamente importante per la produzione bellica italiana, si sviluppò la consapevolezza che l’industria Solvay potesse essere considerata dagli alleati obiettivo strategico. Il timore era fondato. Il 12 gennaio 1943 l’unità di intelligence della NAAF (Northwest African Air Force) redasse il documento avente ad oggetto proprio l’industria Solvay di Rosignano, dove si legge: “La soda è di considerevole importanza per l’industria di guerra e la distruzione del bersaglio avrebbe gravato immensamente per una eventuale paralisi delle molte industrie di guerra italiane”.
Il giusto timore portò a progettare quelle fattibili misure difensive atte a proteggere quegli impianti che, se colpiti, avrebbero potuto impedire la normale attività produttiva e costituire un grave pericolo per la popolazione esterna alla fabbrica. Questo riguardò ad esempio il cloro liquido che si trovava stoccato nel magazzino dello stabilimento della “Società Chimica dell’Aniene”. Nel 1941 venne così progettata una protezione in cemento armato, realizzata l’anno successivo, che avrebbe protetto l’impianto non da colpi diretti, ma da esplosioni ravvicinate e schegge. Fortunatamente, durante il conflitto, lo stabilimento Solvay di Rosignano, a parte il bombardamento francese del 17 giugno 1940, non fu mai pesantemente attaccato dagli alleati in contrasto con quanto scritto nella relazione d’intelligence sopracitata.
(Da "Guerra a Castiglioncello" di Gabriele Milani)

 

Foto 40 vista aerea - Lo stabilimento Aniene è da sempre diviso in due settori. Fino all'annessione da parte di Solvay (1966) la denominazione era: Fabbricazioni Inorganiche (cloro, lisciva caustica, ipoclorito di sodio) e Fabbricazioni Organiche (acetilene da carburo, trielina, percloroetilene, tetracloroetilene, cloruro di vinile). Negli anni '80, si ridussero le produzioni ed i nomi furono e sono: Unità Elettrolitica (UE) per la produzione cloro e Prodotti Clorati (PC) con i soli clorometani. Nell'area libera in primo piano a destra, nel 1963 nascerà l'impianto dei clorometani, cloroparaffina ed il raddoppio del cloruro di vinile con le due sfere, sullo sfondo nell'area libera, sorgerà il Craking.  


La "sala 3" (foto 35-36-37-38) con 50 celle a mercurio disposte su due piani di 25 è in funzione sin dal novembre 1956 ed ha sostituito le precedenti sala 1 e 2 che hanno iniziato la produzione nel 1940 poi demolite negli anni '70. Produce cloro che viene in parte liquefatto ed in parte consumato localmente dai Clorometani, lisciva caustica destinata ai saponifici e idrogeno per l'acqua ossigenata e suoi derivati, i perossidati. Nel 1970 la potenzialità degli impianti è stata ulteriormente aumentata con l'impianto di celle a diaframma che, costruite secondo un procedimento brevettato dalla Società, presentano la particolarità di produrre, in luogo della soda caustica pura, una miscela, soda caustica-salamoia, direttamente convertibile in carbonato di sodio. Lo stato ha rilasciato licenza d'uso fino al 2010 visto il livello di inquinamento da mercurio molto ridotto rispetto al passato. Nel maggio 2007 è stata avviata la nuova sala dotata di celle a membrana che eliminano la tecnologia del mercurio. Ne è seguita una ampia e approfondita bonifica di questo metallo pesante usato per quasi 70 anni.
Prima dell'avvento degli impianti Turbogas (1997), per soddisfare le esigenze di vapore dei vari reparti, ed in particolare della sodiera, la società disponeva di una centrale termica che raggiungeva la capacità produttiva di 500 t/ora di vapore. La centrale utilizzava non solo olio combustibile, ma anche carbone (antracite e praticamente unica in Italia, lignite picea del Sulcis) e fino al 1979 i gas residui del Craking. La centrale elettrica ha una capacità di 45.000 kw. Quest’ultima, comunque, era d per sé insufficiente a soddisfare l’intero fabbisogno dello stabilimento, visto che nel 1972, con tutti i processi che funzionavano a pieno regime, il consumo di energia elettrica era di 90.000 kWh annui; dunque, 50.000 kWh annui erano acquistati direttamente dall’Enel.

Negli anni '60, il cloro alla stato puro, ha un mercato molto limitato, meno del 10 % della produzione totale. Il suo impiego principale è come materia prima nella produzione di prodotti clorati, (clorometani, tricloroetilene, percloroetilene ecc.), e di materie plastiche, (cloruro di vinile monomero). I prodotti clorati consumano cloro, ma restituiscono, come prodotto residuo, acido cloridrico in quantità superiore a quella vendibile. Il cloruro di vinile può tuttavia essere prodotto sia utilizzando cloro che acido cloridrico. La fabbricazione di cloruro di vinile è, quindi, strettamente legata a quella dei prodotti clorati come utilizzatrice di acido e, in mancanza della produzione di cloruro di vinile,l'acido cloridrico doveva essere distrutto come saltuariamente si faceva in una vasca a calcare all'uopo predisposta. Da segnalare che, per produrre i prodotti sopra citati, occorrono anche altre materie prime, tra cui gli idrocarburi, (a Rosignano si utilizzano il metano e l'acetilene prodotti dal Cracking) e l'energia elettrica. Quest'ultima, materia prima per gli impianti di elettrolisi, ha un costo che incide in modo così gravoso su quello del cloro, da risultare elemento determinante. Nel 1952/53, dopo la ricostruzione degli impianti danneggiati dalla guerra, il complesso elettrolitico veniva ampliato ai fini della produzione dei prodotti clorurati e di cloruro di vinile. Il gruppo, estendendo la gamma delle proprie fabbricazioni, orienta così la sua attività verso le materie plastiche, rispondendo alla richiesta della industria manifatturiera italiana.
 

             Otto ore ai Clorometani fra reattori e valvole: occhi e orecchi sempre vigili
 
Prima di tutto è il rumore. Il sibilo delle pompe, il rombo dei compressori, il volume dei reattori. Un orecchio allenato sa riconoscerne ogni minima variazione, il cambiamento d'intensità, ma anche di tono. Come un direttore di orchestra che codifica i movimenti degli strumentisti mentre eseguono l'opera, ne legge i movimenti e lo sviluppo melodico. Poi ci sono le nuvole. L'occhio avvezzo si rivolge meccanicamente alle torri refrigeranti e scruta le nuvole che si alzano dai pennacchi. Quello che volgarmente chiamiamo fumo bianco è in realtà vapore che si sprigiona da un impianto dove si sta consumando una reazione chimica indispensabile per fornire il “prodotto”. «Il rumore ed il fumo sono le prime cose della notte - racconta Fabrizio Bagnoli - ma sono anche le prime cose che mi avvertono come sarà la notte». Il solito, ritmico suono della fabbricazione. Il solito, denso fumo bianco delle torri. Significa che, salvo imprevisti, saranno 8 ore tranquille. Se altrimenti l'orecchio è disturbato da un sibilo o da un rumore insolito, qualcosa che rompe la routine dei suoni, sai già che sarà una notte movimentata. Come i fornai, i portieri d'albergo, le prostitute, i buttafuori, i medici ospedalieri, gli infermieri, Fabrizio lavora di notte. O meglio, anche di notte. Fa il turnista alla Solvay. E da ventotto anni, 8 giorni al mese, varca l'ingresso di Porta Castiglioncello alle 22 per uscirne alle 6 della mattina. Sulla tuta c'è scritto Inovyn, l'azienda che ha in mano l'Elettrolisi ed i prodotti clorati. Il suo reparto è quello dei Clorometani. Siamo all'Aniene, nel cuore est della fabbrica. Qui si producono cloruro di metilene, cloroformio ed acido cloridrico di tipo tecnico. 600 metri più a nord c'è l'insediamento artigianale delle Morelline, 2.600 metri nord est l'abitato di Marittimo, 1.500 a nord ovest l'abitato di Solvay. Siamo in una fabbrica classificata ad alto rischio industriale in base alla Legge Seveso. E basta questo per capire che l'attenzione alle procedure di sicurezza, sull'impianto, deve essere massima. Fabrizio Bagnoli ha 51 anni, è sposato, ha un figlio di 30 anni, Nicolò, è un militante politico del Pd di cui è stato anche segretario comunale. È entrato in Solvay nel 1989 dapprima come assistente all'Ue, poi come tecnico della sala controllo. Quindi è passato ai Clorometani. Oggi è capoturno. Significa uno di quegli operatori, più esperti che guida i colleghi e per 8 ore è il "comandante" dell'impianto dove lavora. Con la notte, dopo ventott'anni di turni, ha ormai un rapporto simbiotico. Perché di notte - quando tutte le vacche sono nere - le sensazioni possono diventare determinanti. E udito e vista rappresentano il senso di Fabrizio per i Clorometani. Il lavoro di un turnista non è facile. Perché ti sconvolge i bioritmi, altera il rapporto sonno-veglia. Fintanto che non ci fai il callo, l'abitudine. «Quando monto la notte - racconta Fabrizio - cerco di dormire 3-4 ore prima perché sull'impianto devi essere sempre attento, vigile». Ma può accadere anche che "quando fai il 6-14 per due giorni, il terzo che dovresti dormire ti svegli di soprassalto convinto che devi andare a lavoro. Ed allora è mia moglie che mi avverte: guarda che non sei di servizio». Talvolta, durante un turno, può capitare che si rompa una pompa, si fori un tubo, una guarnizione perda. Ed allora la squadra deve essere in grado di intervenire con la riparazione. Quando il guasto o il danno è grosso - da quando in Solvay è stata smantellata la Spim (il team di pronto intervento) deve intervenire il reperibile che valuta se chiamare o meno la ditta. Però può capitare che la notte passi tranquilla e l'attività del capoturno si concentri essenzialmente in sala controllo. E puoi concederti qualche attimo di relax. Certo, il lavoro è cambiato con gli anni. E sono cambiati riti ed abitudini. «Fino al 1993 - racconta Bagnoli - quando c'erano i vecchi conduttori era ormai una tradizione, ad un certo punto della notte, aprire il cucinotto e mettere al fuoco una pentola d'acqua per farci una pastasciutta. Ai funghi se era la stagione dei funghi, agli asparagi o un aglio e peperoncino. Oggi non è più così. I giovani operai arrivano con le barrette energetiche, fanno diete, hanno la palestra, il calcetto. La pastasciutta è un rito dimenticato. Così come la colazione al Bar Centro una volta smontati, gli scherzi che ci facevamo o le appassionate discussioni. Oggi quando un turnista più giovane ha un minuto libero accende lo smartphone e spippola». Anche la fabbrica è diventata 2.0, i rapporti umani sono mutati. Perfino le caratteristiche del lavoratore sono cambiate nel senso che oggi, al turnista, si chiede un’ecletticità che prima probabilmente non serviva vista la maggiore parcellizzazione delle mansioni. «Però questo lavoro mi piace - dice Fabrizio - mi impone una serie di sacrifici, di rinunce, limita i contatti con gli amici. Indubbiamente. Ma mi ripaga anche di soddisfazioni. Quella economica non secondaria». E poi la notte ha anche il suo lato romantico perfino in fabbrica. Tra valvole, acciaio e vapore ti può capitare di salire al quarto piano dei Clorometani, affacciarti e puntare gli occhi verso il laghetto dell’Aniene. E se sei fortunato puoi incrociare germani e aironi appollaiati sull’acqua, od imbattetterti in volpi e tassi che gironzolano fra le frasche in cerca di cibo. E consolarti che di giorno, quello spettacolo, probabilmente non l’avresti mai visto. (ANDREA ROCCHI Il Tirreno 13/11/2016)

Rosignano Solvay la fabbrica