27 settembre 2008 -
E'
giunto finalmente a conclusione il percorso di restauro che
ha interessato la struttura del Castello, una delle più
importanti dal punto di vista storico del nostro territorio, che
oggi andiamo a restituire alla comunità rosignanese in tutto il
suo originario valore. Un percorso lungo e talvolta non facile,
che ha visto l'impiego di consistenti risorse ed energie e tempi
non brevi. Il risultato finale comunque premia questo impegno e
buona parte del merito va all’Architetto Giuseppe Milanesi, che
ha avviato i lavori di recupero. Siamo stati e siamo tutt’oggi
così convinti che questo palazzo sia un bene della comunità
rosignanese che anche nell’impostazione dei criteri di utilizzo
dell’edificio abbiamo lasciato grande spazio alla fruizione da
parte della cittadinanza sia per quanto riguarda le sale che
ospiteranno la nuova sede di rappresentanza del Comune, con gli
uffici di governo, sia per tutti gli altri spazi che saranno
visitabili ed utilizzabili per iniziative specifiche tese a
valorizzare il Castello stesso e ad offrire nuove opportunità al
territorio.
Senza il recupero strutturale ed architettonico di questo
prezioso edificio, i Rosignanesi avrebbero perduto una parte
importante della loro storia. Grazie invece ai lavori di
riqualificazione portati avanti, verrà restituita alla
cittadinanza una struttura perfettamente integra, recuperata
secondo le più moderne e rispettose tecniche di restauro, ma
soprattutto “permeabile”, cioè in grado di tornare a vivere e a
proporsi come fulcro della vita e dell’economia dell’intero
territorio.
Attraverso questa ristrutturazione infatti abbiamo puntato anche
ad incentivare un uso pubblico del Castello con la previsione di
un auditorium polivalente, di una foresteria e di un ristorante,
tutte attività che, ci auguriamo, possano fare di questa
struttura non soltanto un luogo di visita e di interesse
storico, ma anche uno spazio in cui possono fiorire iniziative
tese alla valorizzazione turistica del Castello.
Alessandro
Nenci Sindaco di Rosignano Marittimo
******
Fin dalle prime visite che ho fatto in Castello, spesso
accompagnato dall’architetto Milanesi, ho avuto la sensazione
che quei locali, gli ampi corridoi, le numerose rampe di scale
conservassero tutta la storia, quasi palpabile, che in quell'edificio si era vissuta: dai Medici, ai Vescovi di Pisa fino
agli ultimi recentissimi inquilini che lì il Comune aveva
ospitato per metterli sotto un tetto. Oltre quattrocento anni di
storia che si potevano rileggere in una visita di mezz’ ora.
Ma l’aspetto più affascinante era ascoltare Beppe Milanesi.
Dietro ogni residuo di intonaco, al di là di una parete
posticcia, malamente costruita per far posto a una cucina o a un
bagno, sotto alla scala casualmente ritrovata abbattendo un
tramezzo, descriveva minuziosamente quello che sarebbe stato il
risultato finale. Vedeva perfettamente, come i grandi scultori
nei blocchi di marmo, l’opera finita, le travi tornate alla loro
originale possente robustezza, i fregi sui soffitti e sulle
pareti, gli scalini di pietra sicuri e invitanti, le aggiunte
tecnologiche garbatamente evidenti, le stanze luminose e
accoglienti. Un
complesso monumentale così prestigioso non poteva che essere
destinato ad accogliere la sede dell’Amministrazione Comunale,
nella più alta espressione del termine.
Si trasferiscono in Castello il Sindaco e la Giunta, il
Segretario Comunale, il presidente del Consiglio Comunale, i
Gruppi Consiliari, le Commissioni e tutti gli uffici di
supporto. Un’ampia sala al secondo piano ospita il Consiglio
Comunale che, nelle circostanze dove è prevista la presenza di
molte persone del pubblico, potrà riunirsi nell’auditorium in
corso di realizzazione.
L’ala Est del Castello è destinata a foresteria che sarà dotata
di camere singole e doppie per una ventina di posti letto, di un
bar e di un ristorante che dovrà essere gestito privatamente, in
modo adeguato al valore dell’immobile e alle funzioni a cui
assolve.
Luca Arzilli Vicesindaco Assessore ai Lavori Pubblici e
Infrastrutture
“Oltre
Castello non vi era (o non vi era soltanto) il
deserto del Tenente Drogo
(protagonista del romanzo
"Il deserto dei Tartari" di Dino Buzzati-ndr),
ma tutto un mondo da scoprire e da indagare. Dalla Torre dello
storico Palazzo della Mensa, la futura sede municipale, la
visione da panoramica diviene progettuale; dagli ampi orizzonti
emergono puntuali, per lunga riflessione, i temi territoriali, i
problemi urbanistici, i modi dell’architettura. Tra le nebbie
invernali straordinaria appare Castellina imbiancata di neve;
continua è la presenza della fabbrica, del paese di Solvay,
della costa tra Vada e Castiglioncello. Dal centro storico
arroccato sul colle, siamo scesi al piano, riportando tra le
vecchie mura il disegno dell’ippogrifo; ad est il paesaggio
mette in scena vecchie e nuove storie di uomini, case e campi.
Per capire Castello si doveva studiarlo ed apprendere dal mondo
che gli sta intorno: un centro storico è un valore che va colto
e gestito in assoluto, ma non può essere apprezzato solamente
come una struttura egemone, un campione formale o un ambito di
degrado... Si deve tener conto, invece, dei nodi sociali,
politici, economici presenti ad una scala più ampia ed estesa.
Considero un privilegio che questa esperienza, per merito degli
amministratori e dei cittadini, si sia trasformata in qualcosa
di più di un incarico professionale.”
Giuseppe Milanesi.
L’Architetto Milanesi, scomparso nel 2004, è stato tra i
principali artefici del Piano di Recupero del Castello di
Rosignano Marittimo.
Il restauro della Fattoria ha rappresentato l'intervento
conclusivo del progetto di riqualificazione del castello di
Rosignano. Si tratta di uno dei più sontuosi palazzi che
compongono il Castello, per la mole, per la posizione dominante
verso mare e per la complessa architettura. Si sviluppa su una
superficie complessiva di 3000 metri quadri, posta su sei
livelli diversi, di cui l'ultimo è quello che comprende la
terrazza del "torrione di ponente" sotto l'orologio. Dopo un
iniziale risanamento conservativo e di messa in sicurezza
statica, sono state realizzate le opere di rifinitura
dell'edificio. E' stato realizzato a rustico un grande
auditorium lato nord sul cui tetto si sviluppa la piazza che
conduce all'ingresso principale del palazzo. All'esterno è stata
preservata più possibile l'identità storica del bene in tutte le
sue parti.
Sala Consiliare - Le dimensioni sono più piccole di quella in
via dei Lavoratori e diversa è l’impostazione: la giunta è
posizionata davanti a tutte le forze politiche, schierate su
poltroncine poste su tre file parallele, ma presenta delle
caratteristiche tecniche innovative, che renderanno il dibattito
più facile da seguire. In particolare la videoproiezione di chi
in quel momento ha la parola. Sul maxischermo viene proiettata
l’immagine del consigliere che sta intervenendo. All’interno
della sala consiliare ci sono una serie di telecamere che
permettono questa operazione. Ci sono nuovi microfoni, che
dovrebbe garantire un audio decisamente migliore di quello che
c’era in via dei Lavoratori. Il limite è la capienza di pubblico
e per questo è fondamentale la presenza dell’auditorium, capace
di contenere 250 persone. Qui si svolgono i consigli comunali
aperti alla cittadinanza.
Un restauro imponente costato quasi 1 milione di euro. Solo per
la nuova sala consiliare sono stati necessari 167.500 euro.
L'impianto audio-video è costato 41.000 euro. 15mila per la
pavimentazione in pietra serena e 81.000 per la fornitura e posa
in opera di arredi. L'illuminazione da esterno è costata 7.500
euro. Circa 16.000 euro per imprevisti e altre forniture.
“Sala Giunta Federica Vivaldi - giornalista”
Questo il nuovo nome della sala all'interno della sede
istituzionale del Comune di Rosignano Marittimo al Castello dove
si svolgono le sedute dell’organo di governo e gli incontri con
la stampa. L’ha dedicata il sindaco Alessandro Franchi martedì
13 giugno 2017 per festeggiare i cinquant’anni della storica
addetta stampa dell’ente scomparsa lo scorso autunno, alla
presenza dei familiari della giornalista e di una folla
di
colleghi e amici, che negli anni hanno condiviso con lei lavoro
e passioni. Federica Vivaldi infatti ha istituito il primo
ufficio stampa del Comune di Rosignano Marittimo mettendo in
pratica le regole della legge 150/2000, che riserva ai
giornalisti le attività di informazione nelle amministrazioni
pubbliche. “Questa sala rappresenta il cuore della vita
dell’ente perché qui la giunta prende le decisioni sulla
gestione del territorio e incontra gli organi di stampa – ha
detto il sindaco Franchi – la targa che poniamo nel giorno del
cinquantesimo compleanno di Federica consente di ricordare il
suo lavoro qui con molti amministratori e giornalisti, ma
permetterà anche a chi viene di conservarne la memoria. Noi che
l’abbiamo conosciuta, con il suo coraggio e determinazione, la
serberemo nella mente e nel cuore”. L’intitolazione della sala
giunta è stata voluta congiuntamente dal Comune e dai familiari
di Federica Vivaldi, in particolare dal marito Stefano
Benedetti, commosso durante la cerimonia, ma deciso a vincere le
emozioni e raccogliere l’affetto dei presenti, per rendere
omaggio all’addetta stampa. “Federica era orgogliosa di essere
giornalista – ha detto Benedetti - anche nella vita quotidiana
aveva un modo di interrogarsi sui fatti che rivelava la sua
passione professionale, quella curiosità di vedere, capire e
approfondire che è tipica di chi fa quel mestiere. La sua più
grande passione era conoscere il mondo e la vita. L’affetto di
tutti testimonia quello che ha lasciato”. (CRM)
STORIA
MINIMA
Il consiglio comunale disarma anche il cittadino
modello
Il cittadino qualunque che vuol diventare
cittadino modello informandosi su quanto accade
nella propria città, sfrutta l'occasione di
partecipare alla seduta del consiglio comunale.
Prima però rimuove il pensiero (fastidioso) che
la riunione si tenga nel luogo abitato più alto
del proprio territorio, in un castello dove la
politica ha deciso d'incarnarsi nei suoi moderni
discepoli: se loro, i consiglieri, sono
l'espressione più genuina e diretta della
democrazia rappresentativa, che bisogno avevano
di scegliere una sede che li elevasse a tal
punto? Quisquilie. Cose passate, si convince.
Dopotutto basta una macchina e il principio di
eguaglianza è ristabilito. Se però fosse
tascabile, la macchina, sarebbe meglio: anziché
dannarsi per un posto in quel parcheggio
scosceso e sbilenco, l'infilerebbe in una
valigetta e se la porterebbe appresso. Non è
escluso che prima o poi accada. Ora sono più
urgenti altre cose, a tasso tecnologico
decisamente più basso. Un cartello direzionale,
ad esempio: da che parte sta l'ingresso del
Comune? Bisogna seguire la strada a destra,
accostata alla muraglia, oppure virare
dall'altra parte per infilarsi sotto al pertugio
buio? Il cittadino procede guidato dal cuore,
che quassù pende verso sinistra, e imbocca la
fenditura. Una vetrata svela l'ingresso del
castello. È fatta. Anzi no. C'è un ostacolo,
imprevisto: l'usciera, cortesemente, gli chiede
dove va. Signora, risponde lui, dove vuole che
vada se non alla riunione del consiglio
comunale? Niente in contrario, dice lei, basta
che mi dia un documento. Perché?, s'inalbera
lui, in nessun altro Comune della Toscana è
previsto. Sono le disposizioni, replica lei.
Rassegnato, estrae il portafogli e le consegna
la patente di guida. L'impiegata appunta
diligentemente su un registro il numero e la
data di rilascio, poi restituisce il documento
assieme a un cartellino giallo infilato in una
busta di plastica trasparente munita di gancetto
a pressione. Ora che è registrato, schedato e
pure contrassegnato, monta le scale che
conducono nella sala riunioni, ovviamente
ubicata sul piano più alto del castello che
domina la città. Una porta separa l'aula dal
vano scale, sia mai qualcuno si fermi ad
ascoltare dal ballatoio. L'aspirante cittadino
modello l'apre con gesto deciso e va a sedersi
nello spazio destinato al pubblico. Sta in
solitudine. E' l'unico, il solo dei 32521
abitanti ad aver sfidato vento e pioggia,
parcheggi pendenti e sbarramenti solo per
assistere alla seduta del consiglio comunale. E
ora che finalmente è seduto, si accorge che
tutti i consiglieri comunali gli voltano le
spalle. Non per malacreanza o sgarbo, s'intende,
solo perché l'aula è stata progettata così, con
lo scopo di avvicinare istituzioni e
amministrati, politica e cittadini. Tra i banchi
c'è fermento. Tutti, con rare eccezioni, si
alzano, parlano, siedono per rimettersi di nuovo
in piedi, camminano, escono. Rientrano. Sono
smaniosi, animati da un moto perpetuo. Tutto il
male non vien per nuocere, pensa il cittadino,
almeno chi lo rappresenta non cela il proprio
volto. Se restassero immobili e contegnosi al
loro posto, i consiglieri mostrerebbero le
proprie fattezze solo sul grande schermo alle
spalle della giunta, indistinguibili per effetto
della luce che sfoca le immagini, le scurisce e
le banalizza rendendo permeabili i toni chiari e
aggressivi gli scuri. La voce nel microfono
guida la telecamera, che inquadra chi parla.
Lei, la telecamera, capisce. Lo spettatore no,
l'acustica gl'impedisce di seguire il filo dei
ragionamenti. Di cosa parlano? chiede.
Dell'osservatorio sulla legalità, risponde il
consigliere. Il cittadino osserva che se è così
la questione è seria, vuol dire che la
criminalità è in agguato e che bisogna correre
ai ripari. Macché, replica l'altro, è una
mozione di cui si parla da tre anni e che ogni
tanto riaffiora. E allora, chiede l'ospite, se è
cosa inutile, perché se ne discute? Ragioni
politiche, chiude il consigliere. Serve una
pausa di sospensione. Cinque minuti, annunciano.
In realtà una quarantina. I consiglieri sciamano
oltre la barriera in laminato e doppio vetro che
li separa dal pubblico. Fumano. Parlano. Una di
loro va in giro con un foglio di carta con su
scritto a pennarello un appello a favore dei
prigionieri politici Saharawi, a uno a uno gli
altri se lo portano al petto e posano davanti
all'i-phone. Fin da subito il cittadino capisce
che le immagini saranno incisive ma sinistre,
con quegli occhi fissi sull'obiettivo e quelle
mani che reggono il cartello: anch'essi
prigionieri politici, ma solo per ragioni di
circostanza. Finalmente si riparte, c'è da
decidere sull'osservatorio. Previsione
sbagliata. La parola passa a un ospite, che col
cartellino bene in vista sul petto sale sul
banco della giunta, ringrazia con modi cortesi,
distribuisce un paio di omaggi. E parla. Di
cosa? Non si capisce. Non si sente. Nemmeno
s'intuisce. Le voci rimbombano, il brusio rende
indistinguibili le parole. Il cittadino
qualunque che vuol diventare cittadino modello
guarda l'orologio. È partito da casa tre ore
prima, non è arrivato a capo di nulla, avrebbe
voluto informarsi su qualcosa e non ci è
riuscito. Ha la sensazione di aver capito come
funziona, ma pure di aver perso tempo. E se ne
va, spinto dal proposito di non tornare più.
(Antonio Valentini per "Il Tirreno" del
17/3/2013) |