Paolo Panelli - biografia

Data e luogo di nascita: 15 Luglio 1925, Roma, Italia
Data e luogo di morte: 18 Maggio 1997, Roma, Italia
Entrambi sono presenti a Castiglioncello fin dal matrimonio (1952) epoca di costruzione della villa in via Biagi. Hanno sempre cercato di rimanere a Castiglioncello più a lungo possibile ogni estate (Vedi).
Diplomato all’Accademia di Arte drammatica ”Silvio D'Amico ", debutta nel 1946 ne Il giardino dei ciliegi; dopo alcune esperienze nella rivista, entra a far parte del Piccolo Teatro di Roma, dove lavora fino al 1951. Da allora si orienta prevalentemente verso la carriera radiofonica (cominciata nel 1946 con la Rivista musicale) e televisiva (iniziata nel 1953, ancora nella fase delle trasmissioni sperimentali).
La vera affermazione arriva con la partecipazione alle commedie musicali di Garinei e Giovannini ( Buonanotte Bettina, 1955-56; L’adorabile Giulio, 1957-58; Un trapezio per Lisistrata, 1958-59). Con Delia Scala e Nino Manfredi conduce nel 1959 una celebre edizione della trasmissione musicale Canzonissima, vincendo il Microfono d’argento come personaggio televisivo dell’anno. Mentre al fianco della moglie Bice Valori, sua compagna insostituibile dal 1952 fino alla morte, avvenuta nel 1980, Panelli ha partecipa a numerose trasmissioni televisive divertentissime, come Pep - Piccola Enciclopedia Panelli (1963), Speciale per noi (1971) e Ma che sera (1978). Ospite fisso delle principali trasmissioni televisive degli anni ’60, come Studio Uno, porta i suoi personaggi - come il celebre Cecconi Bruno o Menelao Strarompi - anche in radio, in numerose edizioni di Gran Varietà. Fra le decine di pellicole interpretate, le più importanti sono Il conte Tacchia (di Sergio Corbucci, 1982), Splendor (di Ettore Scola, 1988) e Parenti Serpenti (di Mario Monicelli, 1991). L’ultima apparizione televisiva è la fiction di Raiuno Pazza famiglia (1995) e in Pazza Famiglia 2 (1996), al fianco di Enrico Montesano. Personaggio fra i più popolari del piccolo schermo, Paolo Panelli è stato un attore comico che ha saputo seguire con le sue scenette ed i suoi personaggi quarant’anni di vita italiana. In teatro come in radio, in cinema come in televisione.
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                                      Bice Valori - biografia

Data e luogo di nascita: 13 Maggio 1927, Roma, Italia
Data e luogo di morte: 17 Maggio 1980, Roma, Italia
Inizia giovanissima una carriera assai intensa, lavorando con pari fortuna alla radio e alla televisione, nel doppiaggio e nel cinema, nella rivista e nel teatro da camera. L’ironia salace e l’irridente simpatia la rendono una delle presenze più colorite e apprezzate del piccolo schermo, dove spesso compare accanto al marito Paolo Panelli, dando vita con lui ad un affiatatissimo duo comico. Calandosi in efficaci caratterizzazioni, come la popolana esplosiva e petulante o la ragazza smaniosa di marito, si muove attraverso tutti i generi dell’intrattenimento televisivo. Laureata in lettere, diplomata all'Accademia nazionale d'arte drammatica, negli anni ’50 lavora molto nel teatro di rivista (Controcorrente, 1953; Senza rete, 1955). In radio  lavora spesso con la regia di Luciano Mondolfo e con la regia di quest'ultimo partecipato a uno straordinario spettacolo comico, Sei storie da ridere (1956), insieme a Monica Vitti, Gianrico Tedeschi e Alberto Bonucci. In televisione prende parte al varietà di Antonella Falqui Eva ed io (1961), interpreta il personaggio dell’odiosa direttrice del collegio nello sceneggiato musicale Il giornalino di Gian Burrasca (1964-65), prende parte al varietà musicale Biblioteca di Studio Uno (1964), sostiene il ruolo della regina nella commedia musicale La vedova allegra (1968) e presenta, a fianco di Alighiero Noschese, due edizioni del varietà Doppia coppia (1969-70); con Panelli è la spigliata ed ironica intrattenitrice di importanti varietà, come Studio Uno (1965-66), Speciale per noi (1971) e Ma che sera (1978) con Raffaella Carrà e Alighiero Noschese. In teatro va ricordata la sua partecipazione a tre bellissime commedie musicali di Garinei e Giovannini: Rugantino (1962, 1968 e 1978), con Nino Manfredi, Aldo Fabrizi e Lea Massari; Aggiungi un posto a tavola (1974) con Johnny Dorelli, Daniela Goggi e Paolo Panelli; Accendiamo la lampada (1979) con Johnny Dorelli, Gloria Guida e Paolo Panelli, che è il suo ultimo spettacolo. Si spenge prematuramente all’età di cinquantatre anni a causa di un terribile cancro, lasciando un vuoto che non si colmerà mai...
(Di Andrea Giampietro dal sito www.mymovies.it)

                                          Addio Paolo
Piccolo, grande comico. Per noialtri d'Amico, villeggianti a Castiglioncello da sempre, Paolo Panelli fu in principio lo strano ometto nero, magro e bruttino, che Bice Valori, nostra grande amica nonché come noi villeggiante storica dello stesso luogo, aveva inopinatamente sposato, e quindi convinto per amore ad adottare tutto quello che a lei piaceva, noi compresi. Anzi, tale fu la determinazione di Bice, che a Castiglioncello furono trascinati oltre a Paolo (primissimi Anni Cinquanta!) anche la sua amica del cuore Flora Carabella col marito Marcello Mastroianni. I primi tre - Bice, Flora e Paolo - erano giovani attori con tanto di diploma dell'Accademia d'Arte Drammatica; Marcello veniva invece da esperienze meno ufficiali, cosa che gli altri gli facevano pesare un pochino. In Accademia e subito dopo Bice e Paolo avevano recitato molto nel repertorio classico, ma com'era stato subito chiaro la vocazione di Paolo andava al buffo, ed era come autore oltre che interprete di scenette un po' surreali, di regola col suo complice prediletto Tino Buazzelli, che si era fatto una reputazione fra gli addetti ai lavori, frequentatori di teatrini alternativi e di salotti privati. Scenette così Panelli avrebbe continuato a inventarne per tutta la vita - a un certo punto ne fece un catalogo, ce n'erano poco meno di duecento - e non si faceva pregare per esibirvisi in qualunque occasione. Siccome era pigro e passava in villeggiatura praticamente tutta l'estate, e siccome detestava fare il bagno e anche uscire in barca (benché per trovarsi qualcosa da fare recitasse la parte del nocchiero, e si facesse costruire complicati natanti che una volta terminati, vendeva per non doverli adoperare), sotto l'ombrellone dove veniva per seguire Bice - che a differenza di lui, nuotava e soprattutto pescava per ore col lenzino - eseguiva le sue scenette, perfezionandole, praticamente tutti i giorni, spesso per ore. Io che ho passato l'adolescenza e la giovinezza sotto l'ombrellone accanto le ho sentite tutte centinaia, anzi, migliaia di volte, e non credo che nessun critico (ma allora non facevo questo mestiere) abbia mai seguito un attore così da vicino. Penserete che Panelli fosse ossessionante, con la sua vocetta romana quasi lamentosa, e forse in un certo senso lo era; ma era così irresistibilmente spiritoso che non ci si poteva non arrendere. La mia preferita è anche una delle ultime, intitolata l'«Autonoia», dove tale comincia a fare un racconto talmente noioso, che egli stesso ascoltandosi si addormenta. Sto rischiando di andare verso il solito giudizio che di Panelli davano praticamente tutti coloro, e non ce ne sono più molti, che lo avevano visto recitare davvero, nel teatro «serio»: un grande attore, il quale era diventato popolare per le ragioni sbagliate - facendo della comicità facile (anche se assolutamente mai volgare) nell'epoca della tv in bianco e nero, e che da lì era passato a figurare, sia pure impeccabilmente, nelle commedie musicali di Garinei e Giovannini, e, dopo, in altri lavori sempre prodotti dalla stessa ditta, ma ancora meno impegnativi. Ora, senza dubbio a Panelli il mestiere dell'istrione, i viaggi, le repliche, non piaceva (a Bice sì, e finché fu viva, lo costrinse: e per amore egli accettò anche una faticosa tournée a due, in una semiparodia dell'«Alba, il giorno e la notte» di Aldo De Benedetti, regia intellettuale di Luciano Mondolfo). In compenso, era un artista geniale, e sprizzava talento intorno a sé; fu originalissimo artigiano nel legno; girò filmetti artigianali che rivisti trent'anni dopo fanno ancora morire dal ridere. Ma se Panelli fu generoso di sé con chi poteva guardare negli occhi, sembra difficile negargli di avere colto risultati molto notevoli anche sui palcoscenici maggiori. Nel teatro leggero, chiamiamolo pure così, Panelli rimane legato a non pochi momenti indimenticabili, da «Rinaldo in campo» a «Aggiungi un posto a tavola»; in televisione almeno le sue Canzonissime col sodale Nino Manfredi e con Delia Scala sono rimaste nel mito; e non parliamo di infinite prestazioni radiofoniche, e di alcune incisive caratterizzazioni al cinema. Qui veramente il suo sviscerato amico Marcello, che Panelli chiamava sempre «l'attor giovane», lo rimproverava di strafare: «Fermo con la faccia! Non sei su un palcoscenico, non devi farti vedere da lontano! Fai come Robert Mitchum! Non devi muovere un muscolo». Ma figuriamoci Panelli, che aveva dentro il demone tranquillo, ma indomabile dell'esibizionismo. L'ideale era proprio vederli insieme, Paolo e Marcello, il virtuoso dalla faccia di gomma e il gatto sornione, in certi vecchi numeri loro, come quello del contrabbasso innamorato - Panelli come lo strumento e Mastroianni come il musicista che lo "suonava". Fellini una volta li vide in casa di qualcuno, se ne innamorò, li portò a Cinecittà e girò la pellicola che a questo punto bisognerebbe assolutamente recuperare. Masolino d'Amico

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